la “malattia” genetica del viaggiatore

Da qualche anno ormai quando si effettua una ricerca inerente ai viaggi non è così difficile imbattersi in una parola che racchiude tutta l’essenza del vero viaggiatore. Ed è così che spopolano tatuaggi o frasi di Tumblr in cui Wanderlust ormai è come una moda.

Ma che cosa è Wanderlust? Nonostante si pronunci con un suono più dolce in inglese  “uonderlast” la sua etimologia è da ricercarsi nella lingua tedesca. In tedesco, il significato letterale di Wanderlust è “passione di vagare”. Per questo serve per indicare una sana ossessione per i viaggi.

Sicuramente anche voi che state leggendo, chi più chi meno, vi ritroverete in questa descrizione. Avete anche voi una passione sfrenata per i viaggi, l’esplorazione e la scoperta di nuovi luoghi? amate girare il mondo?

E per fare ciò organizzate assiduamente viaggi, risparmiate i vostri soldi per partire, vi dilettate a raccontare le vostre esperienze agli amici o sui social magari con un Blog? Ogni scusa è buona per fantasticare su viaggi passati o futuri? Il vostro paese, la vostra routine quotidiana, le vostre abitudini cominciano a starvi strette se è troppo tempo che non partite? E per troppo tempo intendo anche giorni o settimane…

Se avete risposto sì ad almeno una di queste domande, benvenuti nel club dei “malati” del viaggiare. Una passione infinita per la scoperta di nuove culture, paesaggi, situazioni, abitudini, che si traduce in una chiara descrizione della vostra personalità.

E se ancora non lo avevate scoperto, state tranquilli che non siete soli e molti come voi, capiranno esattamente le vostre sensazioni. 

C’è pure la scienza dalla nostra parte, che sembra aver scoperto un gene che ci accomuna .

La sigla 7R indica la variazione nel gene DRD4, che influenza i livelli di dopamina nel cervello. Secondo la scienza questa variazione riguarda il 20% della popolazione ed è proprio questa che porta a sensazioni di curiosità, smania, frenesia, associabili poi al desiderio di esplorare posti nuovi. Questa nuova “malattia” sembra quindi derivare dalla dopamina, il neuromediatore rilasciato ogni volta che proviamo gratificazione. Per questo l’individuo tende ad andare sempre in cerca di ciò che gli ha stimolato quella sensazione e ne diventa dipendente. 

Sembra che il gene DRD4-7R sia particolarmente presente nella popolazione che fin dai tempi più remoti si é avventurata alla ricerca di nuovi mondi da esplorare. E chi meglio di noi europei porta avanti questa eredità? 

Tutto torna come logica, tutto è già scritto nel nostro patrimonio genetico. C’è chi conferma e chi smentisce questa teoria, certo è che possiamo definirla dipendenza. Il bello è però che non danneggia nessuno, anzi può solo arricchire la nostra personalità, perciò quando ci troviamo a combattere o a incassare offese da persone che non capiscono perché mettiamo il viaggio davanti a tutto il resto, non prendiamocela se non riusciamo a aprirgli la mente. Pensiamo solo a quanto noi siamo fortunati ad avere questo bellissimo dono.

Uno degli insegnamenti più preziosi dei viaggi è quello di imparare ad accettare gli altri, i loro modi di agire di pensare seppur lontani anni luce dai nostri, di diventare malleabile, di accettare il diverso e soprattutto di fare tesoro di ciò che ogni cultura ha di più positivo. Forse se tutti fossimo un po’ malati di questa malattia, tanti problemi passerebbero in secondo piano e la paura del diverso sia in termini di cultura che di situazione, ci frenerebbe un po’ meno anche nella vita di tutti i giorni …


“Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole”
Charles Baudelaire

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