20 Settembre Parte 2

 Usciamo dal Pier di Santa Monica e proprio di fronte alla scalinata principale c’è il baracchino del noleggio bici.  Consegniamo il documento e possiamo partire,  pagheremo al ritorno in base a quanto la teniamo, ma si raccomandano di riportarla per le 18. Abbiamo circa 3 ore e io li rassicuro, convinta di rientrare mooolto prima. Senza perder tempo sistemo la telecamera legandola al cestino, la attivo, pronti… via. Dome ha già fatto 100 metri ed io sono ancora lì ferma. Esatto: prima pedalata e sento solo un forte crack. Forse gli ho fatto saltare la catena… ma come?!? Non so più guidare nemmeno questa? Mah… Si parte bene…  Menomale arriva in soccorso il tizio del noleggio, mi cambia al volo il mezzo e riparto alla velocità della luce per raggiungere Dome che non si è accorto di niente. Seguo lui e solo dopo qualche centinaio di metri  capisco che abbiamo saltato il bivio per entrare nella pista ciclabile.

Andando da Santa Monica a Venice Beach

E allora torniamo indietro: ce la faremo?!? Passiamo accanto all’area attrezzata per i body builders…e poi finalmente la pista è nostra, spettacolare, con tutte le indicazioni da seguire per pedoni e ciclisti. Tutti si muovono in maniera ordinata. Tranne noi, che con il freno a pedale, ogni tanto rischiamo di arrotare qualcuno e per ripartire dondoliamo a zig zag. Che risate. Alla nostra destra la spiaggia infinita e l’oceano all’orizzonte, a sinistra palme, un’ area verde e la città. Pedaliamo con il vento tra i capelli, leggeri  come quei gabbiani che volano sopra le nostre teste. Ci fermiamo per scattare qualche foto. Giochiamo a sorpassarci. In men che non si dica abbiamo già percorso  quasi 2 miglia. Arriviamo all’inizio della zona pedonale di  Venice e dobbiamo smettere di pedalare. Si riconosce subito il quartiere. Edifici bassi, ad un piano, colorati da murales  e da gadgets di ogni tipo , maglie, souvenir appesi all’ingresso dei negozi. Senzatetto accampati sulla sabbia o nel prato di fronte. Qualcuno che semplicemente bivacca , altri che vendono , dipingono… ogni tanto un forte odore di erba. Se continuiamo così fra poco ci sballiamo pure noi!

Ci fermiamo in ogni negozietto. Dome cerca un anello con la bandiera americana. Disperatamente e senza successo. Ormai però ha imparato alla perfezione come fare a chiederlo, o meglio ha imparato le parole, ma non sa come metterle in fila e ogni volta muoio dal ridere. Io mi vorrei fare un costumino rosso stile baywatch personalizzato, ma  per quanto cerco di lavorarmi il commesso, lo sconto che mi propone è troppo poco e 30 $ per una cosa che non metterò mai , non hanno senso. Iniziamo allora a fermarci nei vari studi di tatuatori per il secondo tattoo che abbiamo in mente di farci…nel primo non ci entro. Millanta che i tatuaggi più cari son i migliori e esplicitamente ha appeso un cartello in cui vieta di chieder per prima cosa il prezzo, ma non mi sembra il top della gamma. Meglio così, almeno non perdo tempo ed entro nel secondo. Il tatuatore sdraiato nella poltrona nascosto dal bancone, non si alza nemmeno per rispondere alle mie domande. Ok ti ho già bollato, ma faccio finta di esser interessata giusto per non passare io da maleducata. Mi chiede 150 $ circa. E mi  dice che secondo lui non si può usare il colore perché viene male. Bene ecco la scusa per andarmene. Arrivederci e grazie. Come per Vegas comincio a perder le speranze anche qui e allora, come non consolarsi comprando una bella felpa rossa dei baywatches con la scritta Venice e personalizzata dietro con i nostri nomi? Ci costa quanto un rene, ma il commesso si sa vendere bene ed è una vita che la vogliamo. Ed è anche l’ennesima cosa che io e Dome ci portiamo a casa uguale delle vacanza. E questo ci piace. Presa! Passiamo più di mezz’ora dentro questo negozio e siamo solo all’inizio di Venice, muoviamoci!
Poco più avanti miracolo dei miracoli, un altro tattoo shop. Entro titubante. Il proprietario gentilissimo mi spiega che si può fare tutto ciò che vogliamo per 70$ l’uno, mi metto subito a scherzare con lui e i suoi due dipendenti, perché loro sono messicani e parlano un po’ di italiano, così faccio cenno a Dome che questa è la volta buona e che possiamo entrare con le bici. Invadiamo il locale con tutti i nostri “bagagli” e nel frattempo loro hanno già pronto lo stampo  da trasferirci sulla pelle. A me tocca il tatuatore più simpatico, quello che parla un po’ più italiano. Dome ha il più silenzioso, ma ha le idee chiare su dove farselo così in due secondi è già sotto i ferri.

Tatuarsi a Venice Beach

Io come sempre ci metto un secolo per capire dove lo voglio. Non pensavo che questo lo avremmo fatto davvero, così mi trovo impreparata . Vada per il polpaccio, laterale, proprio sotto il ginocchio. Nel tempo che io inizio Dome ha già finito e paga. O meglio, vorrebbe farlo ma si accorge che non ha più la carta di credito…disperazione! Corre a cercarla nel negozio dove abbiamo comprato la felpa, ma come farà a farsi capire? Io non posso di certo muovermi e non è il caso di aspettare che abbia finito, anche se vorrei tanto assistere alla scena… Fatto sta che torna dopo qualche minuto, tutto soddisfatto e sollevato perché è riuscito a recuperare la carta. La paura gli ha dato la giusta carica per farsi capire, ma l’importante è che sia finita bene! Questo è il mio regalino di compleanno.  Nel frattempo il mio tatuatore, con il quale ormai sono entrata in confidenza, si prende tutta la libertà di elaborare il disegno come preferisce. Dice che vuol provare a sfumarlo dentro, tanto se non mi piace son sempre in tempo a colorarlo. Ok ottima idea, ma il tempo scorre e poveri noi dobbiamo riconsegnare la bici. Ci mette un’ora ma in effetti il tattoo è molto più carino così, tanto che Dome si arrabbia perché il suo artista non è stato così propositivo. Ma come già detto, lui aveva le idee chiare, mentre io sarei stata ancora lì, indecisa, se il mio non avesse preso in mano la situazione. Usciamo tutti incerottati, con un ritardo spaventoso sulla tabella di marcia, ci vuole mezz’ora per tornare alla base, ma non possiamo non vedere lo skate park e la muscle beach. Ma prima di proseguire, non siete curiosi di cosa ci siamo tatuati?!? Un cuore formato dalle lettere S e D come San Diego e come Simo e Dome. Pazzie americane…

Purtroppo vista l’ora dobbiamo rinunciare alla visita dei canali che danno il nome di Venice all’intera area, ma facciamo ugualmente tappa al Muscle Beach, perché Dome vuole vedere i palestrati che si allenano e sfoggiano i muscoli che vorrebbe tanto anche lui. Incredibile: stanno girando un reality, che emozione! Per quanto si sappia che negli States queste cose capitano spesso, per noi è sempre una sorpresa. Dome vorrebbe entrare ma la security è ovunque e non funziona nemmeno la scusa che la pista ciclabile passa proprio di lì. Riusciamo a intravedere giusto un paio di personaggi  enormi,  ed anche una ragazza esageratamente gonfiata ma è davvero tardissimo, quasi buio e quelli della bici ci avranno dato per fuggitivi. Non possiamo rimanere oltre e  ripartiamo in sella alla nostra carrettina.

 Arriviamo allo Skatepark che il sole sta tramontando all’orizzonte. È il momento che preferisco per fotografarlo. Adoriamo stare ad osservare gli skaters che sinuosi e leggeri si muovono tra le onde della pista. I bambini soprattutto, sono stupefacenti. Sembrano volare con quello skate più grande di loro… E non importa quante volte cadono, si rialzano sempre e proseguono con la stessa tenacia. Beata spensieratezza. 
Purtroppo però non posso stare troppo affacciata alla pista perché non ci hanno dato il lucchetto e non mi fido a lasciare le bici incustodite, così lascio lo spettacolo a Dome. Tanto in me è sempre vivo il ricordo degli anni precedenti.  Il sole piano piano si nasconde dietro la pista illuminando il cielo con mille sfumature di giallo. Ogni giorno , ogni tramonto sull’oceano ci lascia sempre senza parole. 

Tramonto sullo Skatepark di Venice Beach

Con il sole ormai praticamente calato e la brezza dell’oceano inizia a fare freschino: God Bless la felpa rossa di Baywatch! Ed è così che la rinnoviamo subito e che io mi accorgo che quella di Dome ha qualcosa che non va. La scritta sulla schiena è al contrario!!! Non ci credo! Glielo avevo anche chiesto se aveva controllato bene prima di ritirarle. E di certo adesso non possiamo tornare indietro. Fortunatamente lui però sembra non prendersela, sicuramente una maglia più originale di questa non ce l’ha nessuno! E proseguiamo felici la nostra pedalata.
 Il Pier di Santa Monica che si intravede in lontananza  man mano che si avvicina è sempre più affascinante. L’ombra nera della ruota panoramica e delle montagne russe che si stagliano sopra l’oceano, circondata da un meraviglioso cielo, giallo, arancio, rosso, crea degli scatti da cartolina mozzafiato. E pedalare con un simile scenario, ti fa sentire in pace con te stesso, Senza pensieri o preoccupazioni. Un brivido da mille emozioni.

Santa Monica Pier al tramonto

Arriviamo al desk del noleggio. Le bici son già tutte dentro e ci accorgiamo che siamo in ritardo di quasi due ore. Menomale che anche un’altra coppia arriva poco dopo di noi e nessuno ci dice niente. Paghiamo 20 $ per la tariffa giornaliera e rimettiamo i piedi per terra. In tutti i sensi.
Ci sediamo nelle panchine all’ingresso della scalinata e una signora ci avvicina. È sicuramente una senzatetto. Ci dice di andarcene da qui perché questa mattina hanno trovato un cadavere ed era pieno di poliziotti. Considerando che insieme a lei gli altri individui che cercano di approcciarci, sono due fumatori di crack in cerca di accendino, ce ne andiamo alla svelta senza prestare molta attenzione a quanto ci ha detto. Scopriamo invece poco dopo, tramite un mio contatto Facebook che c’è davvero stata una vittima. E che è un semplice pescatore di quarant’anni  ucciso con una mazza da baseball proprio lì, accanto al molo.  Brivido. Terrore. Svanisce l’alone del sogno e si torna alla realtà in un flash. Purtroppo nemmeno qui, tutto è solo rose e fiori. Non ce la sentiamo di cenare sul molo e sinceramente consiglierei di non frequentare questi posti al calar del sole. La polizia vigila all’ingresso del Pier , ma poco fuori  è davvero una zona poco piacevole.  Sarà stato solo un caso? O magari siamo solo suggestionati dalla notizia appresa? Meglio non scoprirlo…

Ci dirigiamo in motel, stanchi, con le gambe appesantite e un po’ infreddoliti. È stata una giornata davvero intensa, anche se abbiamo abbandonato per un po’ lo stress della guida continua nel traffico, abbiamo pedalato e camminato molto.

Alloggiamo un po’ fuori Los Angeles, per motivi economici abbiamo scelto la zona di  Pico Rivera\Downey , un buon compromesso anche in termini di distanze, solo  26 miglia, quindi contiamo di cavarcela in una quarantina di minuti. Peccato che partiamo precisi nell’ora di punta e impieghiamo circa 2 ore a raggiungere il Walmart vicino al nostro motel.  Ricordatevi sempre che dalle 6,30 pm alle 8,30 pm mettersi in marcia è un incubo. Ma noi non possiamo fare diversamente se non sentire i morsi della fame aumentare mentre siamo in mezzo a tutte queste scie di luci rosse e bianche . Impotenti.

Arriviamo al Walmart che sono quasi le 10. Vogliamo comprare tutto. Ci perdiamo tra gli scaffali della forneria. Poi dei surgelati. Facciamo scorta di Mac&cheese e linguine Alfredo come sempre, sperando di aver il microonde in camera… e poi la lemonade formato famiglia e la Fanta fosforescente per Dome. Ora sì che siamo pronti per vedere come sarà la camera che ci ospiterà per le prossime due notti. In pochi minuti arriviamo. La struttura all’esterno promette bene, 3 piani, ben illuminati, un gran parcheggio. Entro nella reception e mi passa già la fantasia . Mezz’ora per servire me e altri due clienti. Sto per svenire dal sonno. Eccoci finalmente:  la camera non è male, è grande , pulita, ha il parquet, due sedie e un grande tavolo , un frigo e il microonde…perfetto. Sarà l’ora di cenare?!? 5 minuti e i nostri piatti gourmet da ristorante stellato sono pronti.  Inutile dire che in altri 5 minuti spazzoliamo tutto. E poi? Il letto chiama. Buonanotte.
Ciao e… alla prossima!!!

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