24 settembre
Buongiorno. Sono già le sette e sta suonando la sveglia. Oggi non possiamo proprio stare a crogiolare tra le coperte. Alle 10 parte il tour di Whale  watching dal molo di Monterey. Ci aspetta una intensa mattina di avvistamento balene. Dobbiamo esser lì un’oretta prima, siamo distanti almeno mezz’ora in auto, sarà il caso di saltare giù dal letto?

Incredibile: questa mattina abbiamo anche la colazione compresa nella tariffa del motel, dobbiamo approfittarne. Proviamo tutto: latte e fruit loops, hot chocolate, succo d’arancia, bagels, dolce al cioccolato…

Siamo consapevoli vero che stiamo per affrontare il mare aperto per due ore e che probabilmente soffriremo di mal di mare? Niente paura ho la mia pasticca di Bonine, consigliatami anni addietro alla biglietteria di un tour di pesca a largo di Marathon e da quel momento mia fedele compagna di avventure. Dome invece mi snobba, lui è nato e cresciuto al mare, non ha bisogno di medicine. Se lo dice lui…

Improvvisamente sono già le 8 e 30 e non abbiamo ancora fatto il check out. Muoviamoci!!!
Impieghiamo quasi 40 minuti per arrivare, perciò siamo già in netto ritardo. Troviamo il molo con facilità e parcheggiamo pagando 7,50 $ per 5 ore, 1,50 $ l’ora, non male come tariffa, ci permette di restare in zona anche per pranzo.

Ci avviamo lungo il molo, ma qualcosa non torna. È  vuoto, niente negozi, né baracche con l’insegna arancione ( quella del nostro tour) solo tanti pescatori.
Ma dove siamo finiti? Imposto su Google maps il percorso per la location indicata nella prenotazione e scopro che dista 8 minuti a piedi. Corriamoooo!!! Siamo in netto ritardo. Erroneamente ci siamo fermati alla vista di una prima parvenza di molo, che però è quello vecchio e ormai poco frequentato , non quello turistico che si trova mezzo miglio più avanti.  

Non abbiamo tempo per perderci tra i colori e gli odori dei negozi e dei ristoranti, lo faremo al nostro rientro. Per adesso focalizziamoci  sull’insegna di Chris Whale  Watching , l’agenzia per il tour di avvistamento balene, che tra le tante presenti la Monterey, al momento della prenotazione online il mese scorso,  offriva il prezzo più competitivo per un tour di due ore e mezzo.

Pronti per il Whale Watching

Eccolo là , accanto all’orologio. Una stanzina stretta con accessori da pesca in vendita e un signore anziano ci accolgono. Insieme a noi altre persone in fila, qualcuno paga al momento altri dicono il nome e ricevono un tagliandino colorato. Stessa cosa facciamo al nostro turno. Dobbiamo girare a destra dell’orologio e raggiungere la postazione della Star of Monterey.

Star of Monterey per avvistamento balene
Star of Monterey – il nostro mezzo per l’avvistamento delle balene

Oh mamma ma è minuscola , avevamo accuratamente scelto un’imbarcazione che non fosse troppo grande, addirittura volevamo un gommone, menomale non l’abbiamo scelto.

Inizio ad avere un po’ di panico anche per questa che sicuramente riesce ad ospitare una trentina di persone. Saliamo per primi e ci accaparriamo i posti a prua, con noi un’altra decina di persone. Tra questi c’è una coppia di australiani con la loro parlata inconfondibile, un texano al suo secondo tour, rimasto entusiasta dall’esperienza del giorno prima, e anche un paio di italiani, parte della comitiva che si accomoda a poppa.

Sebbene siano le 10 il sole ancora non accenna a fare capolino, l’orizzonte è grigio così come l’acqua dell’oceano che inizia a terrorizzarmi. In più fa anche freddo, menomale ci siamo imbottiti con felpe e giacche antivento.

Stiamo partendo, piano piano lasciano il molo avvicinandosi ad uno scoglio gremito di leoni marini . Sono davvero belli ma la puzza è insostenibile. Qualcuno ci accompagna per qualche minuto nuotando a fianco a noi, poi il capitano decide che è arrivato il momento di accelerare e quei piccoli animaletti non riescono più a stare al nostro passo.

La velocità della piccola imbarcazione è nettamente superiore a quanto mi aspettassi, ci infrangiamo tra le onde, sempre più alte via via che ci allontaniamo dalla costa, un saliscendi continuo a gran velocità. Non so per quale strano motivo ma questo effetto di sfida delle onde e del mare, insieme alla velocità, al vento tra i capelli, calmano improvvisamente tutte le mie paure e mi sento rilassata e felice.

Siamo in mare aperto, la costa ormai è solo una lieve sfumatura scura in lontananza, la nostra caccia ai grandi mammiferi esordisce con un branco di delfini che guizza accanto a noi per qualche decina di metri. Un bellissimo spettacolo, ma noi aspettiamo di meglio.

Finalmente il capitano fa l’annuncio tanto atteso. Ecco alla nostra destra la prima balena della giornata. Vediamo sbucar fuori la pinna sul dorso incurvato e poi sparisce di nuovo. Da questo momento sarà un continuo di sbuffi d’acqua, pinne che pacatamente escono dall’acqua per poi rientrare senza fare schizzi. Alcune sono più lontane altre , almeno un paio, ci passano a meno di 10 metri di distanza.

Che spettacolo, sono enormi. A distanza di pochi minuti ne vediamo moltissime, solitarie o a branchi di tre/ quattro; insieme a noi in mezzo all’oceano altre piccole imbarcazioni si alternano nell’avvicinarle. Ci sono anche un paio di canoe e di gommoni e gli passano  praticamente sopra. Vorrei aver avuto il loro coraggio.

Siamo a metà del nostro tour di avvistamento balene, ormai al largo di Monterey, le foto con lo smartphone non rendono giustizia alle dimensioni né al panorama e il mio caro cellulare come sempre quando siamo in attrazioni “acquatiche”, decide di scaricarsi improvvisamente.

Dome si offre di cedermi il suo per fare video, poi sparisce.
Dovete sapere che poco fa una signora della comitiva di italiani si è sentita male e ha vomitato , fortunatamente in mare. Dome però ha assistito alla scena e da quel momento qualcosa in lui sta cambiando…

megattera avvistamento balene Monterey
Megattera – Chris whale watching -Tour di avvistamento balene Monterey

All’improvviso una balena diversa dalle precedenti, una megattera che esce fuori svariate volte con la sua pinna bianca e si rituffa saltando , con un tonfo ben distinguibile. Cambiamo rotta proprio per vederla meglio e io incito Dome a venire a vederla.  E proprio in questo momento  capisco che l’ho perso.

Dome Ko durante il tour di avvistamento balene – Monterey

Il mal di mare si è impossessato di lui e lo vedo sdraiato sotto la cabina del comandante, accanto ad una signora nelle sue stesse condizioni. Poco dopo arriva anche l’assistente per consegnare ai due sventurati dei sacchetti di plastica. Lo dicevo io che la pasticchina dei miracoli andava presa!!!
Per l’ultima mezz’ora di viaggio mi destreggio tra video, foto e assistenza a Dome che per fortuna non peggiora, ma nemmeno si alza, anzi forse si addormenta. Nel frattempo si è alzato il sole e sono sparite le nuvole e un po’ di tepore riscalda il nostro corpo che è letteralmente congelato. 

Il tragitto del rientro me lo faccio seduta accanto al “malato”, nonostante questo piccolo contrattempo, siamo veramente soddisfatti dell’esperienza.

Rientriamo al molo che è mezzogiorno, sarebbe ora di pranzo ma Dome cerca solo un bagno.
“Se qualcuno vuole una guida dettagliata dei migliori e dei peggiori bagni di tutta la California e di Las Vegas, sa a chi rivolgersi!!!” 

Sparisce per un sacco di tempo così io ne approfitto per girovagare per i negozi di souvenirs e per gustarmi tutti gli assaggini di Clam Chowder che ogni ristorante fa provare ai passanti , nella speranza che scelgano proprio loro. In pochi metri, ce ne saranno almeno venti e io ho sempre più l’acquolina in bocca, ma con Dome in queste condizioni, già immagino che dovremo saltare il pranzo. Quando torna è ancora mezzo moribondo e non vuol sentir parlare di cibo. Io però lo corrompo con un assaggino…provare non costa nulla e almeno proverà a sbloccare la situazione. O bene bene o male male.
La zuppa di molluschi è deliziosa e quasi quasi Dome cede alla tentazione.

Io prendo in mano la situazione , vado nel locale più scalcinato di tutti, ma anche più economico e con dei bei tavolini all’aperto e mi ordino un bel clam chowder a 9 dollari. Ovviamente metà se lo ingurgiterà Dome, che piano piano si riprende e riacquista anche colore. I miracoli dei piatti americani!!!

Silicon Valley arriviamo

Sono le 2 del pomeriggio, lo scadere del parcheggio ci ricorda che è ora di partire. Nelle vicinanze si trova il circuito di Laguna seca, che io ho già visto in passato e che avevo proposto anche a Dome, ma in questo momento inizia già a respirare aria di tecnologia e vuol solo andare in Silicon Valley.

Impostiamo l’indirizzo dell’University 42, un nuovo tipo di approccio allo studio per appassionati di programmazione, che vengono accolti senza spese e con un metodo di insegnamento basato sul fai da te, sul confronto e su missioni specifiche, in questi ambienti dove chi supera le selezioni, si troverà almeno 14 ore al giorno a sviluppare le proprie doti, a creare, proporre, sperando di diventare un giorno il nuovo Steve Jobs.

La raggiungiamo in 1 ora e mezzo, ma tutto quello che riusciamo a veder sono gli edifici circondati da parcheggi privati e inaccessibili e non troviamo nemmeno un’area di sosta in cui accostare qualche minuto. Stesso discorso vale per un’altra Azienda che proviamo a visitare: Tesla. Ma anche in questo caso nessuno ci vieta di fare per lo meno delle foto al suo esterno.

Dome però è felicissimo, è nel mondo dei grandi geni, è finalmente arrivato in uno degli altri luoghi che ha sempre sognato fin dall’inizio del viaggio. Nonostante l’euforia del momento però,  la stanchezza per il viaggio è tale che sente improvvisamente il bisogno di riposarsi e appena scorge il parco giochi di Fremont, accosta e si schiaccia un pisolino. Io mi diverto ad osservare i ragazzetti che si allenano a basket e l’andirivieni dei genitori che li accompagnano per la mezz’ora successiva.

Siamo fuori mano rispetto alle altre attrazioni della zona che abbiamo in programma di esplorare così decidiamo di recarci in appartamento a Santa Clara e cercare l’ennesimo negozio di elettronica. Il tempo passa e questo benedetto tablet non lo abbiamo ancora trovato. Essendo l’ora di punta impieghiamo il doppio del tempo per fare 20 miglia ed arriviamo in appartamento dopo più di un’ora. Siamo già fusi dal traffico ma la nostra deliziosa casetta che ci ospiterà per le prossime tre notti ci risolleva il morale.

La “nostra casetta” con Airbnb

Per la prima volta in tutta la vacanza e per la mia seconda volta in assoluto abbiamo scelto di alloggiare tramite Airbnb in un appartamento intero condiviso con altri ospiti. I prezzi esagerati degli hotel nella zona non ci hanno lasciato altra soluzione.  Eravamo un po’ titubanti di non potere avere la nostra privacy e di poter avere qualche problema ma una volta arrivati ogni dubbio è svanito.

Ci ha accolti un quartiere delizioso e tranquillo, immerso nel verde, tante casette tutte uguali con vialetto giardino di fronte, viale per il garage e patio davanti al portone d’ingresso.

All’interno un’ampia sala con un divano enorme, una mega tv, un caminetto, una zona da pranzo con un grande tavolo in marmo e 4 sgabelli e una cucina immensa con tutti gli elettrodomestici. Cucina che si affaccia sul giardinetto posteriore, dotato di area relax con divanetti, un po’ lasciato andare, ma dato che sta arrivando l’autunno è più che comprensibile. La zona notte e composta da tre porte, quindi oltre a noi ci sono altri due occupanti, o due coppie… e un bagno pulito e profumato, corredato di tutti gli accessori e di una bella vasca.

Entriamo in camera, piccola ma calda e con un comodo letto queen . Ci sdraiamo e la nostra immaginazione ci porta là dove questa è la nostra casetta e dove anche noi facciamo colazioni con pancakes prima di uscire per il lavoro. Dome probabilmente lo sogna anche, perché fa l’ennesimo riposino. La mattinata in barca ancora si fa sentire.

Usciamo verso le 7, a pochi km c’è un centro commerciale con un Best Buy. In dieci minuti arriviamo speranzosi. Niente. Questo tablet non si trova, ormai son sempre più esperta nelle richieste e in poco tempo sappiamo che abbiamo fallito nella ricerca anche questa volta. A questo punto ne approfitto per un po’ di shopping: le Yankee candles costano pochissimo, peccato che solo con quelle potrei sforare il peso consentito in aereo, ma…Victoria’s Secret stavolta mi soddisfa molto.

Troviamo anche una food court e Dome viene ammaliato da una cinese che gli offre un assaggio di pollo fritto. Ha deciso che mangerà qui. Alla faccia del mal di stomaco del giorno … tre pezzi giganti di pollo fritto e via, io cerco di stare leggera con una coscia di pollo al forno, ma anche i polli qui son XXL.

Alle 9 siamo già a casa e conosciamo i nostri vicini di stanza che arrivano pochi minuti dopo di noi . E ci salvano aiutandoci ad aprire le mille serrature del portone d’ingresso.
Un’altra giornata intensa è già finita. E domani lo sarà ancora di più, soprattutto per Dome che è emozionatissimo e prende sonno quando sta per suonare la sveglia… buonanotte.

Ciao e……………… alla prossima!!!!!!

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