26 settembre
Buongiorno!
Un’altra bellissima ed emozionante giornata ci attende oggi. Per prima cosa visita alla gloriosa Stanford University e poi avremo piacere di conoscere un imprenditore italiano trapiantato qui in Silicon Valley: Fabrizio Capobianco. Ci siamo conosciuti  via Facebook, ed ora che sono in zona non ho perso tempo e lo ho contattato, chiedendo se era possibile incontrarsi.

Ho un mio piccolo progetto in mente e magari potrà darmi delle dritte utili su come muovermi. Ci accomuna la passione per la Juventus e per lui, grazie alla sua app, è diventata anche un lavoro. Si è dimostrato molto gentile e disponibile e ci siamo dati appuntamento per l’ora di pranzo in un locale dove trasmetteranno anche la partita della nostra squadra del cuore. Non vedo l’ora di conoscerlo, ma intanto, procediamo per gradi.

Come detto la prima tappa di oggi è Stanford.
Ci dirigiamo subito verso Palo Alto con la vana speranza di non incontrare tanto traffico oggi. Come detto , vana, perché a quanto pare ogni giorno o ogni ora , in qualsiasi posto devi andare, sei accompagnato dalla sua presenza. Comunque, siamo troppo euforici oggi per farci abbattere da queste piccolezze. Ancora qualche minuto e.. eccola qua.
Stanford University. Risulterò sicuramente banale e ripetitivo , ma trovarmi all’ingresso di questa università è per me qualcosa di unico. Qui sono nati i miti delle maggiori aziende mondiali. Gran parte di quello che usiamo di tecnologico oggi, è stato creato da studenti di questa università. Ripeto: “wow, che bello”. Scendiamo dall’auto e ci troviamo dietro l’ingresso di un campo sportivo. Si intravedono delle persone che si stanno allenando al suo interno. Vicino c’è il primo negozio di souvenirs con ogni gadget possibile riguardante Stanford. Facciamo un rapido sopralluogo. Io comprerei subito qualcosa, ma la saggia del duo, Simo, mi fa desistere dicendo che all’interno del campus ci sarà altro da vedere e magari comprare.

Le do ragione anche perché per lei questa è la seconda volta che viene qui  e sicuramente sa come meglio muoverci. Passeggiando un pochino ci troviamo al centro di una bellissima fontana. Per me questo viaggio è tutto surreale. Molti di questi luoghi li ho visti e stra visti in video a casa, mentre fantasticavamo sul viaggio. Insomma, ragazzi, in questo luogo Steve Jobs ha pronunciato quel bel discorso in occasione della cerimonia della sua laurea ad honorem. E sempre qui Larry Page e Sergey Grim hanno dato vita a Google. Anche Simo è entusiasta , perché l’atmosfera di energia e “magia” che c’è nell’aria non può non coinvolgerti e rapirti completamente.

Inizio subito a fare dei video, mentre intorno a noi, di tanto in tanto, piccoli gruppetti di studenti ci passano a fianco confabulando di non so che progetto o discorso. Purtroppo oggi non possiamo stare qui quanto avremmo voluto, perché abbiamo l’appuntamento a pranzo e come detto, ci vuole quasi un’ora per muoversi in qualsiasi luogo. Cerchiamo allora di velocizzare quanto più possibile il tour, e  l’esperienza di Simo ci evita di girare troppo a caso. Entriamo dentro un’ala del campus dove c’è anche il bar e decidiamo di fare una piccola colazione. Al suo interno ci sono anche altre maglie e gadget da vedere e magari comprare.

La cosa che però più di tutti mi affascina è il osservare tutti questi ragazzi, che seduti sui tavoli con cuffie inserite e computer accesi, lavorano ai loro progetti o compiti , mentre sgranocchiano qualcosina. Sono così concentrati che niente sembra disturbarli, ci sono solo loro le loro cuffie e il loro computer o tablet. Nel frattempo la fila al banco scorre e ci ritroviamo davanti pronti per prenotare. Io la solita brioche al cioccolato, Simo la sua immancabile cioccolata calda. Come detto il tempo è tiranno e non possiamo sederci a mangiare come vorremmo, diamo un rapido sguardo al negozio e decidiamo che ci piace di più quello all’ingresso, anche perché c’è molta meno fila da fare e vista l’ora per noi è ideale. Usciamo allora e finiamo il piccolo tour, fino ad arrivare di nuovo al punto di partenza.

Una cosa che sembra banale, soprattutto per chi viene da una realtà più piccola come noi, ma che ci tengo a dire, è quanto siano grandi le università qui. Sono realmente dei piccoli villaggi, dove c’è praticamente tutto. Beh. A dire il vero qui in America tutto è esageratamente grande rispetto ai nostri canoni. Comunque, entriamo e nel frattempo un gruppetto di cinesi ha quasi invaso il campus, compreso il nostro negozio. Mamma mia quanti sono, li trovi praticamente ovunque. Per fortuna sono molto veloci e ordinati per cui in poco tempo riusciamo a prendere e pagare i nostri prodotti.
Io una felpa rossa di Stanford, Simo, visto che già una ce l’ha, un gadget del campus.
Entriamo velocissimi in auto perché siamo stretti con i tempi e calcolando che non sappiamo bene dove stia il locale dell’incontro e soprattutto quanto traffico ci starà attendendo, non possiamo perdere altro tempo. Non so a voi, ma più si ha fretta e più tutto intorno a noi sembra mandato da qualcuno con il solo scopo di rallentarci e magari farci saltare i piani. E infatti il traffico appare ai miei occhi ancora più intenso. Fortunatamente vicino ho Simo che invece con molta più razionalità mi fa notare che, orologio alla mano, abbiamo tutto il tempo per arrivare in orario. Le sue parole mi fanno decisamente bene e sono di nuovo lucido e più tranquillo.

Arriviamo a Redwood City, cittadina dove avverrà l’incontro. Parcheggiamo e ci dirigiamo al locale. Non scorgo al suo interno Fabrizio Capobianco e decido che per precauzione è meglio aspettare fuori. Il tempo passa, la partita inizia e Fabrizio ancora non si vede, così, notando dei tipi al banco con sciarpa e maglia bianconera decidiamo di entrare ugualmente. Ci sediamo, facciamo conoscenza con questi ragazzi che sono molto cordiali. Ci dicono che Fabrizio è un po’ in ritardo ma che sta per arrivare.

E infatti di qui a poco eccolo. Ci saluta e si presenta in maniera molto informale, anche perché l’attenzione del gruppo è quasi tutta rivolta alla partita. Ordiniamo il pranzo, mentre Fabrizio ci spiega e fa vedere nel dettaglio la sua app e come scaricarla. In pratica con essa è possibile restare in  contatto e vedere con in nostri amici e familiari la partita anche a km di distanza. È  molto interessante e la scarico ben volentieri. Questo è il gruppo di Juventus Club Silicon Valley e io ora ne faccio ufficialmente parte.
Ad un certo punto arriva un signore che si unisce al gruppo, e tra una fase di gioco e l’altra parla dell’app con Fabrizio. Ecco, questo è il bello di questo posto. È proprio vero quanto scritto nei vari articoli riguardanti la Silicon Valley : molti buoni affari si fanno proprio a pranzo. E io non posso che confermarlo.
Tutto eccitato, ordino una specie di focaccia/pizza margherita e Simo fa altrettanto. Il locale utilizza e offre tipici prodotti italiani e Fabrizio ci confida che qui fanno il miglio caffè della Valley. Ci arrivano i piatti e inizio subito a divorare il mio. Vedo Simo un po’ in difficoltà e avvicinandosi, mi fa notare che ha un capello nel suo piatto. Non vogliamo fare storie proprio davanti ai nostri nuovi amici, così decidiamo di far finta di niente.

La cosa buffa è che dopo poco ne trova un altro; la sua faccia è decisamente più vicina al disgusto che al piacere, ma sempre per non creare situazioni un po’ imbarazzanti decide di rimanere in silenzio e lasciare quanto rimasto  sul piatto. Finiamo la partita con una tranquilla vittoria della Juve, e prima di partire spiego velocemente il progetto a Capobianco il quale dice che è interessante, ma per muovere i primi passi qui devo prima realizzare il tutto e solo in seguito provare a ritornare per cercare qualcuno interessato a sponsorizzarlo. Mi lascia il suo bigliettino da visita dicendo di tenerlo informato. Ecco. Questa è un’altra cosa favolosa che da noi in Italia difficilmente accade. Ho conosciuto il Ceo di una startup importante e in forte crescita, il quale con molta tranquillità non solo ha accettato di incontrarmi, ma ha anche sentito del mio progetto, mi ha consigliato sul da farsi e per giunta mi ha lasciato i suoi recapiti. Inoltre mi ha anche presentato l’altro amico, che ci ha invitato ad uscire con loro una seconda volta nei giorni successivi. Purtroppo questo non sarà possibile perché dobbiamo rientrare, ma mi rendo conto di come qui, in un solo giorno, con un semplice messaggio, ho potuto conoscere queste interessanti e cordiali persone. Avessimo avuto più tempo da dedicare alla cosa sono certo avremmo aperto decisamente più porte. Da noi, troppo spesso, solo per chiedere un incontro con la segretaria di una qualunque azienda devi fare i salti mortali. Non c’è niente da fare, è proprio qui che vorrei vivere.
Euforici e “sazi”(almeno il sottoscritto) ci congediamo dal gruppo per proseguire il nostro tour. Andiamo verso il centro e ci fermiamo in una piccola yogurteria gestita, guarda un po’, da una signora cinese molto gentile. Prendo il mio solito bicchierone e lo riempio di tre gusti variegandoli con tutte le noccioline e i cioccolatini possibili.
Morale della storia, spendo più per lo yogurt che per l’intero pranzo.Simo, forse ancora disgustata dall’incidente del pranzo decide di non prendere nulla.

Ci rimettiamo in auto verso Menlo Park cercando di trovare il quartier generale di Facebook, però oggi il navigatore fa delle vere bizze e non capiamo dove sia. Siamo vicini perché ci sono dei cartelli che lo indicano, ma non riusciamo proprio a trovare l’ingresso principale. Decidiamo così che è meglio lasciar stare e continuiamo il giro verso la prossima tappa : l’ HP Garage. La leggenda vuole che proprio qui sia iniziato il mito delle aziende nate nei garage e in pratica ha dato i natali a quella che oggi è la Silicon Valley. Troppo importante per lasciarcelo sfuggire!
Le case e le strade in questi quartieri, non importa se sei a Palo Alto o Mountain View o Menlo Park, sembrano assolutamente tutte uguali. Stessa forma e stessa struttura. Anche quella dove siamo in alloggio noi potrebbe tranquillamente essere una di queste. Arriviamo a destinazione e fortunatamente non c’è quasi nessuno. Fuori dal garage, ormai abitato  da altre persone, c’è un grosso cartello in legno a ricordare che qui è nata la Silicon Valley. Dopo poco escono due signore, proprio mentre mi sto facendo fare la foto di rito. Pensiamo che possano essere le padrone di casa e sappiamo che deve essere una scocciatura per loro avere gente che disturba quotidianamente la loro privacy, così chiedo scusa per l’intrusione e il permesso per proseguire. Le signore non solo acconsentono, ma si offrono per farci loro stesse la foto. Gentilissime non c’è che dire. Non so quanti di noi si sarebbero comportati in questo modo.

Ringraziamo per la generosità e ci rimettiamo in marcia. Non prima di aver incontrato un altro gruppetto di turisti venuti a fare una foto come noi e, guarda un po’ il caso, sono cinesi: si trovano veramente dappertutto!
Mentre ci apprestiamo a salire in macchina, mi viene in mente una cosa. Abbiamo visto la vecchia casa col garage di Steve, ma sicuramente non la nuova abitazione, magari già che ci siamo possiamo andare anche lì a far visita. Cerchiamo l’indirizzo su Google e ci mettiamo subito in marcia.
Non è molto lontano da dove siamo ora, quindi in poco tempo giungiamo a destinazione. Parcheggiamo e iniziamo subito le ricerche per capire qual è tra le villette qui in zona. Come detto le case qui ad una prima occhiata sembrano tutte uguali, poi però vediamo una ragazza che si fa i selfie davanti ad una villa e capiamo di essere arrivati a destinazione. Non si riesce a vedere perfettamente tutto lo stabile perché coperto dal cancello e dalle alte siepi per giusta privacy, ma poco importa Un po’ si vede e a noi basta così.

Mentre facciamo le foto, si avvicina un signore che ci chiede cosa stiamo facendo. Simo spiega perché siamo qui e lui riferisce che è ancora abitata dai familiari di Steve Jobs e sarebbe opportuno non rovinare o disturbare la loro privacy. Capiamo che il fatto di trovarsi davanti casa, costantemente, degli sconosciuti possa essere fastidioso, quindi senza commentare risaliamo in macchina e ripartiamo. D’altronde a noi bastava una foto e quella abbiamo fatto, ci possiamo ritenere più che soddisfatti. Qui vicino c’è uno shopping center, un complesso commerciale con diversi negozi dove trovare un po’ tutto ciò che si desidera. Facciamo un salto da Victoria’s Secret perché anche Simo giustamente reclama il suo bisogno di shopping. E come darle torto, in questi giorni si è sorbita tutte le mie visite in ogni negozio di elettronica della California senza battere mai ciglio. È  giusto che ora dedichi un po’ di tempo anche alle sue esigenze, ma oggi purtroppo non abbiamo fortuna con le ricerche. Abbattuti decidiamo di trovare un po’ di soddisfazione nell’unica attività rimasta in zona, mangiare. Ci fermiamo al McDonald’s e prendiamo un panino al volo. Io chiedo di sostituire la salsiccia con un hamburger e prontamente mi dicono di sì. Ma, come detto oggi non abbiamo molta fortuna e una volta dato il primo morso al panino capisco che non  è stato cambiato nulla. Non importa, ho un discreto appetito e mi faccio andare bene tutto. Ci concediamo poi un’ultimo sfizio: un bel gelato artigianale che logicamente divoriamo e ci dirigiamo verso l’ultima tappa per acquistare la nostra cena. Il Walmart, ha per me un posto particolare tra tutti i vari negozi e centri commerciali, americani. È stato il primo cui sono stato la sera che siamo arrivati a Los Angeles e porterò sempre con me quell’emozione. Anche Simo porterà con sé il bel ricordo dell’incidente col carrello che quasi la zoppa quella sera.
Ci facciamo catturare dal profumino di arrosto e dalla vista di questi bei polli già cotti. Deciso, uno di loro sarà al nostra cena. Compriamo anche le doverose patatine e qualcosina da bere e via, direzione casa!!! La zona è molto tranquilla e pulita, e troviamo sempre molto facilmente parcheggio.
Il fatto di non alloggiare in qualche hotel ma di stare in una casa privata trovata su Airbnb, aumenta la sensazione di appartenenza a questo posto. Si è vero, dobbiamo condividerla con altri, ma ci si vede solo per la colazione e per il resto fortunatamente abbiamo orari diversi per cui quando ci siamo noi non c’è nessuno e viceversa. Scarichiamo la macchina e ci dirigiamo in cucina dove mettiamo a riscaldare ulteriormente il pollo e ne approfitto per abbrustolire un po’ il pane per renderlo croccante. Nel parlare però non mi accorgo del tempo che passa e praticamente ne brucio più di mezzo. Simo mi guarda con quell’espressione di chi non sa se arrabbiarsi o prenderla a ridere e, fortuna mia, opta per la seconda. Apriamo subito le finestre per far uscire la puzza di bruciato, salviamo il salvabile del pane e portiamo tutto a tavola. Questa è la nostra prima cena fatta con calma a casa ed è una cosa ci piace un sacco.

Ci mettiamo a fantasticare nuovamente su quanto sarebbe bello abitare realmente qui , dove alla fine della giornata ci si ritroverebbe per goderci momenti simili in questo piccolo angolo di pace e tranquillità.
Tutto ciò è veramente molto bello, ci carica di energia positiva e di serenità che fa pace con il traffico sofferto durante il giorno. Ebbene si, oggi abitiamo realmente in Silicon Valley e siamo nella nostra bellissima casetta, come sempre stanchi ma felici. Abbiamo vissuto e provato mille emozioni favolose e in più abbiamo fatto la conoscenza di persone molto cordiali e brillanti. Siamo veramente soddisfatti, ora a nanna. Domani saluteremo la Silicon Valley ( dove sicuramente torneremo e magari non da semplici turisti) e faremo conoscenza con la nostra ultima amica: San Francisco!!!

Ciao a tutti e….. alla prossima!!!

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