Le Chiavi dell’oblio

Grazie ad alcuni amici viennesi abbiamo scoperto un angolo di Vienna protagonista di una triste storia, raramente menzionata nelle guide turistiche, dove si trovano le Schlüssel gegen das Vergessen.

Ci troviamo all’incrocio tra Servitengasse e Grünentorgasse, in Servitenplatz. Qui sul marciapiede si trova un’installazione in vetro circondata da una ringhiera. Al suo interno sotto la mattonella trasparente una grande quantità di chiavi. Ciascuna ha un bigliettino con un nome. 

Si tratta di un’opera realizzata in memoria di tutti gli ebrei che vivevano in quella strada, vittime del regime nazista:  Schlüssel gegen das Vergessen, Keys Against Oblivion, Chiavi dell’oblio

Schlüssel gegen das Vergessen, Vienna
Schlussel gegen das Vergessen – Vienna
Il progetto per il memoriale

Nella primavera del 2004, il BürgerInnenprojektgruppe Servitengasse 1938 (Servitengasse 1938 Civic Project Group) svolse delle ricerche sul destino della popolazione ebraica abitante in Servitengasse, che subì persecuzioni e venne assassinata o deportata.

Il progetto comprendeva anche un concorso per studenti e laureati, organizzato in collaborazione con l’Università di Arti Applicate di Vienna, per la realizzazione di un memoriale da installare su Servitenplatz. Venne espressamente richiesto che i nomi di tutte le vittime venissero elencati e si presentarono in 23 con altrettanti progetti.

Tra questi, 9 passarono alla selezione successiva che prevedeva una scelta in base ai costi per la pianificazione, la produzione e l’installazione del memoriale, nonché una stima del costo successivo per la manutenzione.

Da queste nove presentazioni, alla fine sono stati riconosciuti tre progetti vincitori.

Il primo posto è stato condiviso da Julia Schulz e Ulla Rauter, e il terzo posto è andato a Guido Kunert.
Il progetto scelto per essere realizzato è proprio quello di cui vi parliamo oggi: Schlüssel gegen das Vergessen di Julia Schulz (Keys Against Oblivion), svelato l’8 aprile 2008.

426 chiavi rappresentano gli abitanti ebrei e gli uomini d’affari che vi abitavano e che furono espulsi dalle loro case nel 1938, perseguitati o uccisi e poi dimenticati. Rappresentano però anche il desiderio e la ricerca effettuata per riportarli alla memoria . 

La storia 

Delle 426 persone, 377 vivevano a Servitengasse, 85 avevano negozi nel vicolo,133 furono uccisi nei campi di concentramento e 5 vi sopravvissero. 

Uno dei nomi sulle targhette è Paul Goldschmidt, il padre di Charles Kurt che presenziò all’inaugurazione del memoriale. Abitavano anche loro a Servitengasse 6. Kurt, aveva solo dodici anni nel 1938 quando fu cacciato da scuola (Schopenhauer Gymnasium) perché era ebreo e poco dopo la famiglia si sciolse. Il padre fu portato nel campo di concentramento di Lemberg (Polonia) e nel 1941 non se ne ebbero più notizie. 

Sua madre fu imprigionata nel 1938 senza motivo e trascorse quattro mesi rinchiusa, per poi fuggire a Londra e negli Stati Uniti, dove si ritrovò col figlio (che nel 1939 era stato trasportato a Bruxelles e poi a New York) a Houston in Texas.  Charles nel frattempo aveva anche cambiato il suo nome in Carl Heinz . Con lui (nato nel 1926), o meglio suo padre, è iniziata la ricerca dell’ex Servitengassenbewohnern. E’ stata Barbara Kintaert che vive nel loro vecchio appartamento, a far partire questa splendida iniziativa.

Quella che vi abbiamo appena raccontato è solo una delle tante storie che sono state ricostruite e riportate alla memoria grazie alla ricerca dell’associazione Servitengasse.  

Il memoriale nella sua semplicità, nascosto all’angolo di un marciapiede, racchiude un significato profondo e ci racconta una storia triste che in molti vorrebbero cancellare.
E’ visibile da lontano solo perché circondato da una ringhiera protettiva, ma la vera essenza rimane nascosta fino a che non siamo davvero vicini, nascosta come lo son state le vittime che vuole ricordare.

Si trova a pochi minuti dalla fermata della metro Rossauer Lande, vicino al museo di Strauss e a quello di Freud, perciò non dimenticate di fare tappa qui. Vi porterà via solo qualche minuto. 

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2 commenti

    1. Purtroppo è davvero così ed è per questo che quando andiamo in giro cerchiamo sempre di scovare luoghi del genere e poco conosciuti che meritano di essere pubblicizzati.Siamo felici di incontrare gente che come te, apprezza certe notizie e di contribuire nel nostro piccolo a diffonderle.

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