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Cosa vedere a Fermo

Scopriamo Fermo attraverso il photowalk del 15 settembre 2019

Articolo aggiornato Agosto 2020

Fermo, la città millenaria, una delle cinque province marchigiane, è stata la protagonista del quarto photowalk dell’anno, ospitando più di 200 partecipanti curiosi di scoprirne arte, cultura e storia, domenica 15 settembre 2019.

E c’eravamo anche noi.

Dove parcheggiare

Fermo ci ha accolti con i suoi ampi parcheggi al Terminal di via Tomassini e un ottimo impianto di risalita composto da scale mobili e ascensori che in pochi minuti ci hanno permesso di raggiungere Piazza del Popolo, il nostro punto di ritrovo.

Come sempre dopo esser stati divisi in gruppi, data la consistente affluenza, inizia il nostro tour alla scoperta di Fermo.

Palazzo dei Priori

Partiamo dal Palazzo dei Priori proprio di fronte a noi. E’ il risultato dell’unione di un edificio nobiliare del XIII secolo con la chiesa di San Martino che si pensa esistesse già intorno al 500 d.C. nonostante se ne abbiano notizie certe solo dal 1154 in poi.

Il palazzo si articola in tre piani e la sua particolare apertura a ventaglio è frutto di un progetto del Seicento. Impossibile non notare la loggia centrale che ospita la statua in bronzo di Sisto V.

Palazzo dei Priori - Sisto V - Fermo Photowalk
Palazzo dei Priori – Sisto V – Fermo Photowalk

È collegato al palazzo accanto da una loggetta pensile chiamata Passetto, che serviva al podestà per spostarsi senza dover scendere in piazza. Il vistoso palazzo dal colore giallo acceso ospita oggi la Biblioteca Civica Romolo Spezioli e sulla sua facciata spiccano le statue di 4 papi importanti: Bonifacio XIII , Callisto III, Sisto V ed Eugenio IV.

Saliamo due rampe di scale fino a raggiungere le sale museali. Ci accoglie l’ “Adorazione dei Pastori” di Rubens, un dipinto a olio su tela del 1608 che l’artista realizzò per la chiesa di San Filippo Neri. Unica sua opera nelle Marche.

Adorazione dei Pastori di Rubens - Fermo
Adorazione dei Pastori di Rubens – Fermo

Accanto, la sala del Boscoli, che ospita un ciclo di affreschi realizzati dal pittore intorno al 1602, riguardanti le Storie della Vergine.

La Sala del Mappamondo

La sala che più ci ha lasciati a bocca aperta però è stata la “Sala del Mappamondo” con i suoi 16mila volumi e il sapere che trasuda da ogni angolo delle sue scaffalature in noce di fine 1600.

Nasce come “Sala delle commedie” destinata all’intrattenimento dei priori, ma nel 1688 viene destinata a biblioteca dopo la prima donazione da parte del Cardinale Decio Azzolino, amico e consigliere della Regina Cristina di Svezia.

Il fondo principale, composto da 12 mila libri, arriva poco dopo grazie ad un’altro corposo lascito da parte di Romolo Spezioli, medico della regina. I libri trattano gli argomenti più disparati:  teologia, medicina, filosofia, architettura, botanica e sono ancora oggi consultabili, con le dovute accortezze.

Il Mappamondo
Mappamondo di Amanzio Moroncelli - Palazzo dei Priori - Fermo
Mappamondo di Amanzio Moroncelli – Palazzo dei Priori – Fermo

Ospite d’eccellenza è il mappamondo, realizzato nel 1713 dall’abate e cosmografo Amanzio Moroncelli. Fu costruito con anima di legno e ricoperto da carta pergamenacea. Impressionanti le sue dimensioni: 185 cm di diametro e 568 cm di circonferenza. Per inserirlo all’interno della stanza è stato necessario farlo passare dal soffitto.

Un’altra sua particolarità è che rappresenta tutti i territori scoperti fino a quel periodo, per questo non si vede l’Australia, di cui si sarebbe venuti a conoscenza circa mezzo secolo più tardi. Ad arricchire l’opera, una serie di immagini di divinità, mostri marini e stemmi delle famiglie più importanti.

I palazzi di Corso Cefalonia

Da qui ci dirigiamo in Corso Cefalonia, la via che inizialmente era abitata dai mercanti, che avevano la bottega al piano terra e la propria abitazione a quello superiore.

Dal 1500 iniziò invece ad essere popolata dai nobili fermani: Palazzo Rosati e Palazzo Azzolino appartenevano alla Famiglia Rosati, che ingaggiò l’architetto Antonio da San Gallo il Giovane per la loro realizzazione con un inconfondibile stile fiorentino.

Al termine di Corso Cefalonia ci troviamo di fronte Torre Matteucci, unica torre gentilizia, risalente al XII secolo, rimasta in città, che mostra ancora sulla sua facciata lo stemma cinquecentesco della famiglia committente.

Torre Matteucci - Corso Cefalonia - Cosa vedere a Fermo
Torre Matteucci – Corso Cefalonia – Cosa vedere a Fermo

Ai due lati la Chiesa della Pietà, la Chiesa del Carmine di origine trecentesca, rifatta agli inizi dell’ 800 e l’Antico Ospedale di Santa Maria della Carità, in cui spicca una meravigliosa cuspide decorata con foglie fiammeggianti, che ricordano lo stile tardo gotico veneziano, proprio sopra il portone d’ingresso. All’interno della cuspide la Vergine che protegge i misericordiosi sotto il suo manto.

Da Corso Cefalonia proseguiamo in Corso Cavour.

I musei scientifici di Palazzo Paccaroni

Raggiungiamo Palazzo Paccaroni dove al piano nobile si trovano i Musei scientifici.

Le prime 2 stanze accolgono il Museo di scienze naturali Tommaso Salvadori che ospita una importante raccolta di uccelli imbalsamati.

Salvadori era un famoso medico di Porto San Giorgio che fin da piccolo si dedicò a questa passione fino a diventare il direttore del museo di scienze naturali di Torino, nel 1960. Decise di donare al comune di Fermo tutta la sua collezione comprensiva delle teche in vetro e legno di fine Ottocento, che ancora oggi vediamo.

Tra gli esemplari più importanti, un fenicottero, un pellicano e un avvoltoio monaco che realmente popolava questa regione negli anni passati.

Le sale successive sono dedicate al Museo Polare Silvio Zavatti. L’esploratore compì molte spedizioni ai poli negli anni ’50 e molti oggetti esposti provengono proprio dai suoi viaggi.

Interessante il diorama che riproduce un accampamento del 1899 risalente ad uno dei tentativi di esplorare il polo Nord con una rompighiaccio, visibile anch’essa come modellino.

Non mancano pelli di animali polari appesi alle pareti e lavorate dalle popolazioni indigene degli Inuit, maschere rituali e i Tupilak. Che cosa indica questa strana parola? Non sono altro che statuette scolpite a mano dagli sciamani che rappresentano l’unione tra l’anima del cacciatore e quella della preda, con lo scopo di scacciare gli spiriti maligni.

Sul colle del Girfalco

È arrivato il momento di raggiungere il punto più alto del paese, il colle del Girfalco, chiamato così proprio perché spesso si vedevano falchi compiere il loro volo circolare.

Qui, a lato del grande piazzale, svetta il Duomo di Santa Maria assunta in Cielo, noto per i suoi molteplici stili architettonici.

Il Duomo di Santa Maria Assunta in Cielo

Il Duomo fu costruito nel 1227 sui resti di una basilica paleocristiana risalente al VI secolo, distrutta nel 1176 per ordine di Federico il Barbarossa. Il suo successore Federico II, ingaggiò Giorgio da Como per la realizzazione del nuovo monumento e la facciata in pietra d’Istria, che vediamo oggi, è l’unica superstite di quel periodo.

Nel 1781 infatti fu nuovamente demolito per volontà dell’arcivescovo Andrea Minucci che non tollerava lo sfarzo dello stile gotico e la fece ricostruire con uno stile neoclassico più sobrio.

All’interno è evidente la semplicità dei decori e di fronte all’altare cattura la nostra attenzione un mosaico pavimentale che raffigura due pavoni abbeverarsi in una coppa, simboli della rinascita spirituale.

La nostra visita viene allietata dal dolce suono di un organo, risalente al 1914 ma recentemente restaurato. Si trova sulla parte sinistra dell’abside ed è stato costruito in parte utilizzando il materiale fonico del suo predecessore, realizzato da Gaetano Callido.

La Cavalcata dell’Assunta

Tornando ad osservare la facciata si nota la cuspide triangolare con al centro la Vergine Assunta, patrono di Fermo, che viene omaggiata dalla “Cavalcata dell’Assunta” il 15 Agosto.

Si tratta della più antica rievocazione storica, basata su fonti scritte attestate, che si svolge in Italia e noi abbiamo avuto il piacere di assistere, nel piazzale antistante il duomo, ad una esibizione di sbandieratori e figuranti.

Tante sono le curiosità che nasconde il colle del Girfalco, ad esempio scopriamo che sulla parte destra si trovava un castello, che però fu distrutto dai fermani nel 1445, quando cacciarono gli Sforza e decisero di cancellare ogni testimonianza della loro tirannia.

Esibizione acrobatica dei mastri pizzaioli

Ma è tempo di proseguire il nostro photowalk, Fermo ha ancora qualcos’altro da mostrarci. Passeggiamo fino alla terrazza panoramica dietro al Duomo per scendere tra i graziosi vicoli e raggiungere di nuovo in pochi minuti Piazza del Popolo.

In questi giorni si svolge il Festival della pizza e della birra artigianale “ Grano e Luppolo” e ci attende una esibizione acrobatica dei mastri pizzaioli. In realtà assistiamo ad una vera e propria lezione su come si prepara la pizza, anche a casa.

Esibizione acrobatica dei mastri pizzaioli - Cosa vedere a Fermo
Esibizione acrobatica dei mastri pizzaioli – Fermo photowalk

Sapevate che per un’ottima riuscita è necessario usare una farina chiamata “granito” per la lavorazione dell’impasto? E che è assolutamente vietato spianarlo con il mattarello?

Solo stendendolo con i polpastrelli rimane soffice e fragrante grazie alle bolle di gas formatesi con la lievitazione, che diversamente verrebbero schiacciate.

Quanti consigli preziosi! In pochi minuti siamo diventati mastri pizzaioli anche noi… adesso però dobbiamo mettere in pratica queste tecniche, prima di cantar vittoria…

Dopo questa interessante lezione, che ci lascia un certo languorino, arriva il momento della nostra ultima tappa: le cisterne romane.

Le cisterne romane
Cisterne Romane - Cosa vedere a Fermo - Fermo photowalk
Cisterne Romane – Cosa vedere a Fermo

Riuscite ad immaginare che sotto la città di Fermo ci siano un’infinità di stanze sotterranee un tempo adibite a cisterne per la raccolta di acqua?

Ebbene sì, sono 3 in totale e le più grandi sono composte da 30 stanze disposte in 3 file, tutte comunicanti, ad occupare una superficie di 2200 metri quadri.

Sono proprio quelle che ci accingiamo a visitare, sotto l’attuale convento di San Domenico.

Ingresso delle Cisterne romane - cosa vedere a Fermo
Ingresso delle Cisterne romane – Fermo – cosa vedere

Servivano per raccogliere l’acqua dalla sorgente sotto il Girfalco e quella piovana, per poi distribuirla nelle case dei nobili, nelle fontane pubbliche per il popolo e al porto di Fermo.

Furono costruite con pareti in mattoni, calcestruzzo, ceramica e sabbia, mentre la volta con il tufo, un materiale più leggero. Il pavimento invece con una miscela di calcestruzzo romano e frammenti di terracotta, a renderlo impermeabile. Le stanze principali sono ancora attraversate da un canaletto in cui si raccoglieva la sporcizia, per favorirne la pulizia completa ogni 6 mesi.

L’acqua raggiungeva un livello massimo di 70 cm, per mantenere il giusto equilibrio con l’ossigeno che entrava dai 12 fori dislocati in vari punti del soffitto e di conseguenza rimanere potabile. Per trasportarla in città erano stati creati due fori in pendenza, il più piccolo per le abitazioni e le fonti pubbliche, il più grande per raggiungere il porto di Fermo.

Nel corso dei secoli queste cisterne hanno cambiato più volte destinazione d’uso.

Dopo esser state a lungo abbandonate, nel XIII secolo, i Domenicani si accorsero della loro presenza in quanto iniziarono a riempirsi fino all’orlo.

Fu così che vennero trasformate in magazzini, grazie alla temperatura ottimale per la conservazione del cibo. A testimoniarlo alcuni scivoli costruiti appositamente per far scorrere le botti piene di viveri.

Durante le guerre vennero utilizzate anche come rifugio dalla popolazione, nonostante non fosse così semplice orientarsi.

Tante altre sono le storie e le curiosità che si narrano su questi sotterranei, siete curiosi di scoprirle tutte’?

Allora partecipate ad una Escape Room che si svolge proprio al loro interno!

Escape room nelle cisterne romane

Avete 1 ora di tempo per destreggiarvi tra indizi e loschi personaggi che nell’aiutarvi ad uscire dal labirinto delle trenta stanze, vi faranno scoprire tutti i misteri delle cisterne romane.

Escape room - Cisterne romane - cosa vedere a Fermo
Escape room – Cisterne romane – Fermo

Siete pronti ad un’avventura da brivido? Consultate il sito ufficiale per tutte le info e per le prenotazioni e …

Buon divertimento!

Aggiornamento Agosto 2020: sembra che l’Escape room al momento non sia più disponibile. Non sappiamo se in via definitiva o temporanea. In ogni caso al link qui sopra potete trovare i recapiti telefonici per maggiori chiarimenti. In alternativa vi consigliamo l’Escape room nelle Grotte del 700 che abbiamo provato di persona a Montelupone.

Così si conclude un’altra meravigliosa passeggiata fotografica, ma Fermo ha tanto altro da offrire. Vi consigliamo una visita anche al Teatro dell’Aquila al quale noi purtroppo abbiamo dovuto rinunciare per altri impegni.

Oppure potete fare un salto a Torre di Palme, uno dei Borghi più belli d’Italia, che si trova a soli 10 km di distanza…

Siete curiosi di scoprire le altre destinazioni che abbiamo visitato attraverso i photowalk? Andiamo insieme a Cupramontana e a Porto Recanati.

E per continuare a viaggiare nelle Marche vi diamo qualche altro piccolo suggerimento:

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Le grotte di FrasassiIl Tempio del Valadier

Acque termali Lu Vurghe – Acquasanta Terme

Campi di lavanda nelle Marche a Morrovalle

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Per alcuni consigli su dove dormire nelle Marche, fatevi consigliare da Dormoa.com con i migliori appartamenti selezionati con cura, compilando il form che appare cliccando nel banner.

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