In occasione della giornata della Memoria, il 27 gennaio, vi presentiamo un’opera molto toccante che abbiamo visto pochi giorni fa a Budapest: “le Scarpe sulla riva del Danubio” (in ungherese: Cipők a Duna-parton)

Sono un memoriale che racconta tutta la crudeltà dell’Olocausto, realizzato dal regista Can Togay e dallo scultore Gyula Pauer.

Cosa rappresenta “Le scarpe sulla riva del Danubio”

Un’opera che si sviluppa in orizzontale, lungo la banchina della sponda del Danubio dalla parte di Pest, poco lontano dall’imponente Parlamento Ungherese. Raffigura sessanta paia di scarpe: scarpe da donna, da uomo e da bambino, eleganti o da lavoro, lasciate lì, abbandonate in modo disordinato, alcune spaiate, testimonianza del fatto che i proprietari non le hanno certo tolte volutamente.

L’inverno di terrore tra il ’44 e il ’45 a Budapest

Nell’autunno inverno del ’44 – ’45 i miliziani del Partito delle Croci Frecciate, un gruppo di collaboratori dei nazisti seminarono terrore a Budapest picchiando, rinchiudendo nelle loro case e uccidendo gli ebrei ovunque in città .

Le rive del Danubio erano però il loro luogo preferito dove compiere stermini di massa. I corpi cadevano in acqua e sparivano senza lasciare traccia. In quel periodo il Danubio era conosciuto come “il cimitero ebraico”.

Le povere vittime venivano trascinate sulla sponda, legate a gruppi di tre e uccisi con un colpo alla nuca. Spesso, per risparmiare sui proiettili i miliziani legavano le mani di due o tre ebrei e poi sparavano solo ad uno di loro. E se avevano calcolato bene dove posizionarli, il cadavere cadeva in acqua trascinando con sé anche gli altri in un’ agonia ancora più straziante.

Solitamente i corpi andavano a fondo o venivano trascinati via dalla corrente e spesso morivano immediatamente a causa dell’acqua gelida.

I pochi che sopravvivevano alimentavano il divertimento dei miliziani che sparavano poi da riva, cercando di centrare il bersaglio.

Le scarpe rimanevano sulla sponda, disordinate come le vediamo riprodotte, per poi essere raccolte: un fruttuoso bottino da rivendere al mercato nero. 

La notte dell’8 gennaio 1945.

Quella notte, la brigata che collaborava con i nazisti, fece un rastrellamento in tutti gli edifici che si affacciavano sulla strada Vadasz. Verso mezzanotte, Karoly Szabo, un impiegato dell’ambasciata svedese a Budapest, con 20 poliziotti irruppe nella caserma delle Croci Frecciate. Riuscirono a liberare tutti gli ebrei.

Tra coloro che si salvarono ricordiamo: Lars Ernster, che se ne andò in Svezia ed entrò a far parte della commissione per l’assegnazione del premio Nobel dal 1977 al 1988, e Jacob Steiner, che divenne professore all’Università Ebraica di Gerusalemme in Israele. Il padre era stato vittima dei miliziani il 25 dicembre 1944. 

Le scarpe sulla riva del Danubio a Budapest, sono state inaugurate il 16 aprile 2005 nella Giornata ungherese della Memoria per il 60º anniversario della Shoah.

Scarpe sulla riva del Danubio – Budapest

Durante i nostri viaggi abbiamo avuto modo di scoprire altri Memoriali sull’Olocausto, particolari e molto toccanti. Vi invitiamo a scoprirli in questi articoli:

Miami Beach: Holocaust Memorial Miami Beach

Vienna: Schlussel gegen das Vergessen

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