Categorie
Marche

Morro d’Alba: cosa vedere nel borgo della Scarpa e della Lacrima

Oggi vi parleremo di cosa vedere a Morro d’Alba, un piccolo e grazioso borgo dell’entroterra marchigiano, immerso in un paesaggio bucolico, a metà strada tra Senigallia e Jesi.
Sventola con soddisfazione la bandiera dei Borghi più belli d’Italia, ricevuta poco più di un anno fa, bandiera più che meritata.

Il nostro girovagare per i borghi meno conosciuti delle Marche, ci ha portato qua in una calda sera di agosto, dopo aver scoperto uno degli infiniti eventi di promozione del territorio nella pagina Facebook Morro d’Alba Eventi nel borgo, che vi invitiamo a seguire per rimanere sempre aggiornati.

Grazie alla guida dell’assessore al Turismo Alessandra Boldreghini, abbiamo scoperto anche qua (così come a Montelupone e Morrovalle) l’anima del paese.

Queste sono le visite che piacciono a noi: gli aneddoti raccontati con passione ed emozione da chi ha sempre vissuto nel borgo e ne ricorda tanti momenti speciali, non sono sostituibili da nessun’altra guida.

Oggi vogliamo quindi riassumervi la visita e raccontarvi cosa vedere assolutamente a Morro d’alba per invogliarvi a includerla come tappa durante il vostro tour delle Marche.

Forse conoscerete Morro d’Alba per la Lacrima, oppure per la Scarpa… Ne avete mai sentito parlare?

Iniziamo per gradi e vi sveleremo tutto.

Cosa vedere a Morro d’Alba: si inizia con un tour fuori le mura

Arriviamo in paese e troviamo comodamente parcheggio nella piazzetta di fronte all’arco d’ingresso, Piazza Tarsetti.

Qui ci colpisce subito una struttura circolare con al centro una fontana e una stele: il Graffito di Enzo Cucchi, padre della transavanguardia, nato a Morro d’Alba. Un’area ristrutturata da poco, in cui si è creato un vero e proprio salottino, con le sedute rivolte verso l’interno, perfetto punto di ritrovo per i Morresi.

Cosa vedere a Morro d'Alba - Piazza Tarsetti
Cosa vedere a Morro d’Alba – Piazza Tarsetti

Da qui si gode di una splendida veduta d’insieme dell’originale impianto architettonico della Scarpa, che nasce come una classica cinta muraria medievale, circondata da un fossato.

Il maestoso arco settecentesco d’ingresso al paese, ha preso il posto di una pieve dedicata a San Francesco e proprio lì sotto, durante il restauro degli anni ’80 sono venuti alla luce resti umani.

La porta d’accesso originaria era spostata in prossimità della torre più alta, così come si vede in un atto del 1216 quando Castrum murri passò di proprietà da Senigallia a Jesi.

A proposito di torri, dovete sapere che, a Morro d’Alba, tutte hanno un nome.

Quella che vediamo adesso, la più alta, è chiamata Stupor Mundi, in onore di Federico II, commemorato nello stemma sulla sua facciata. Scopriremo presto anche tutte le altre.

Le varie evoluzioni architettoniche e la nascita della Scarpa

Si può capire immediatamente come la struttura abbia avuto una notevole evoluzione architettonica nel corso dei secoli. Le torri non erano così alte e squadrate e le mura non inclinate, ma a strapiombo.

Con l’evoluzione della polvere da sparo e l’uso delle bombarde, per dare maggiore resistenza alla struttura, si è avuta la necessità di rendere le mura “scarpate”, ovvero inclinate e da qui nasce il nome di “Scarpa”. Per lo stesso motivo le torri sono state alzate.

La prima trasformazione ha avuto quindi funzione militare, ma ben presto la Scarpa è diventata il luogo ideale in cui abitare, con una conseguente edificazione sfrenata al suo interno. Non contenti di aver occupato una delle due piazze principali, gli abitanti chiesero di poter costruire anche sopra la Scarpa.

Con l’unica limitazione di mantenere libero il passaggio e la visibilità verso l’esterno, la richiesta fu accolta e in due secoli si completò il circuito che ancora oggi mostra stili diversi nella muratura e nei soffitti.

Un circuito coperto di 300 metri così compatto e uniforme nell’architettura, non ha eguali nel panorama europeo e porta Morro d’Alba a vantarsi di un primato ineguagliabile.

Il camminamento “La Scarpa”

E’ giunto il momento di avventurarsi all’interno del camminamento di ronda, accompagnati da musica in filodiffusione per un’accoglienza sempre personalizzata, con Einaudi o Chopin.

La Scarpa era la strada principale del paese, il luogo in cui gli abitanti si incontravano per conversare e tutt’oggi è una via pubblica con tanto di numeri civici.

I portali delle abitazioni principali si affacciavano sul camminamento, così come quello del palazzo comunale, ma dal 1850 in poi la situazione si è ribaltata e gli ingressi sono stati spostati sulla piazza.

Si notano così porte murate, mentre le finestre delle abitazioni private ancora lasciano intravedere case tutt’ora abitate. Molte di queste porte erano di botteghe artigiane. La più significativa è quella di Dandolo, l’ultimo calzolaio del borgo, ancora attivo negli anni ’80, ricordato dai morresi con tanto affetto.

Le travi sul soffitto dimostrano gli anni trascorsi tra una costruzione e l’altra, così come in un punto della pavimentazione è ancora possibile vedere qualche mattonella originale. Nella porzione di struttura appartenente alla parete della Chiesa di San Gaudenzio, i mattoncini a faccia vista, ricordano anch’essi come fosse la struttura prima della restaurazione.

I meravigliosi panorami

E poi ci sono i finestroni, che in ogni momento della giornata, offrono un panorama strepitoso, dalla collina di Cingoli fino al Monte Conero. Di giorno, i vigneti che si estendono all’infinito e assumono colorazioni diverse a seconda delle stagioni, di notte, il buio illuminato dalle lucine dei borghi circostanti e dalle stelle, creano uno scenario davvero romantico.

Le torri della Scarpa

Si incontrano poi le altre torri: la prima è Costanza, in cui c’era la stalla del cavallo che faceva la posta da Morro d’Alba a Senigallia o Jesi.

La torre Costanza con la porta della stalla del cavallo - Cosa vedere a Morro d'Alba
La torre Costanza con la porta della stalla del cavallo – Morro d’Alba

Accanto, il Torrione Teodorico è una cornice suggestiva per concerti, ma anche per matrimoni civili. Dalla sua terrazza si vede la Stella Polare che veglia sui vigneti della frazione più selvaggia di Morro d’Alba, Sant’Amico. Ma perché si chiama così? Ve lo svelo in fondo all’articolo insieme ad altre curiosità.

Il torrione Federico I, che si affaccia sui vigneti di cantina Vicari e Bolognini e su Ostra è invece quello dedicato al tramonto, bellissimo a giugno quando le rondini danzano in cielo.

I corridoi di ingresso che si affacciano sulle piazze

Noterete lungo il camminamento, alcuni corridoi che lo collegano alle piazze interne. Sono porzioni di struttura che vennero chiuse durante il periodo di edificazione sfrenata e che negli ultimi anni sono stati riaperti.

L’ingresso sulla piazza principale è quello riaperto da poco, riconoscibile per il soffitto di due stili differenti. La parte affrescata era utilizzata dalla Società di Mutuo Soccorso, l’altra, molto più semplice, era il ripostiglio della casa dei nonni della nostra guida. E qui entrano in gioco i ricordi: proprio lì il nonno metteva i salumi a salare, o come si dice da queste parti, faceva la pista, la stagionatura dei prodotti del maiale.

Piazzetta Barcaroli

Piazza Barcaroli - cosa vedere a Morro d'Alba
Piazza Barcaroli – Morro d’Alba

La seconda piazza del paese, la più piccola, è quella che nel 1800 si presentava completamente ricoperta di abitazioni, che però intorno al 1850 vennero rase al suolo perché fatiscenti e malsane.

Adesso ospita vari eventi, tra cui rassegne cinematografiche, spettacoli per bambini, rappresentazioni teatrali.

Purtroppo il giardino ha bisogno di esser urgentemente risistemato e per questo motivo il comune ha collaborato con gli studenti dell’Università di Ancona Poliarte per un interessante progetto di rinnovamento.

Gli studenti hanno immaginato sei nuovi ed innovativi scenari per dare un nuovo volto alla piazza, cercando però di conservare la tradizione. Attualmente i loro progetti sono esposti all’Auditorion di Santa Teleucania di cui vi parleremo fra poco.

La chiesa di San Gaudenzio a Morro d’Alba

Chiesa di San Gaudenzio - cosa vedere a Morro d'Alba
Chiesa di San Gaudenzio – Morro d’Alba

Torniamo su piazza Romagnoli, subito dopo l’ingresso al camminamento della Scarpa, dove troviamo una chiesa del 1700. La chiesa di San Gaudenzio ha splendide paraste d’oro nelle colonne laterali, rinvenute solamente nell’ultimo restauro del 2006, sotto un rivestimento di smalto marrone.

Anche la pavimentazione in pietra rosa e bianca è in gran parte originale. Dietro all’altare si può ammirare la Madonna del Soccorso.

Si possono ammirare anche il quadro più antico del territorio dedicato a Sant’Agata con in basso a destra San Carlo Borromeo, la teca con le spoglie di Santa Teleucania e la statua di San Michele Arcangelo, patrono del paese.

Sala consiliare del palazzo comunale

Palazzo comunale - Cosa vedere a Morro d'Alba
Palazzo comunale – Morro d’Alba

Di fronte alla chiesa, l’inconfondibile palazzo comunale. Possiamo accedere alla sala consiliare dove la bandiera dei Borghi più belli d’Italia è in bella mostra. Ma ciò che davvero è motivo di vanto, è un dipinto in olio su tela del 1630 circa, di Claudio Ridolfi.

Si tratta dell’Incoronazione della Vergine con il Santo patrono Michele ed i Santi legati alla tradizione locale. La tela, collocata in origine nella Chiesa ormai demolita di San Francesco, subì vari spostamenti, sparì per un periodo e qualche decennio fa è stata ritrovata arrotolata in soffitta, fortemente danneggiata.

Adesso partecipa al progetto di Art Bonus, un progetto che unisce anche tutti i cittadini, indipendentemente dal loro pensiero politico e sociale.

Il Museo Utensilia nei sotterranei di Morro d’Alba

Da una delle porticine lungo il camminamento, si accede al Museo Utensilia entrando nelle viscere del castello. Il museo si snoda nelle sale della prima galleria sotterranea, ma si può vedere, senza accedervi, come più in profondità esistessero altri cunicoli, risalenti alla fine del 1300. Qui è ancora presente la “neviera”, un buco nel pavimento in cui veniva raccolta la neve per conservare le derrate alimentari.

Cunicoli sotterranei e Neviera - Museo Utensilia - cosa vedere a Morro d'Alba
Cunicoli sotterranei e Neviera – Museo Utensilia – Morro d’Alba

Le stanze a livello del museo sono invece tutte di struttura differente, a confermare l’evoluzione dei locali nel corso di periodi diversi.

Qui sono raccolti gli strumenti della cultura mezzadrile, cultura che permea ancora i tratti del marchigiano e del territorio. Sono esposti gli strumenti del fabbro, quelli per la tessitura, per la lavorazione del vino, manufatti, il Gioco, mezzi di trasporto…

Qualche curiosità:

Il biroccio. Il carro, che veniva utilizzato anche per portare la dote della sposa, presenta vistosi e colorati decori. Tra gli elementi iconografici troviamo Sant’Antonio Abate e la “Pupa”. Ancora oggi le nonne si riferiscono alle ragazze un po’ troppo appariscenti, dicendo “sembri la pupa del biroccio” che, come vedrete, ha gote rosse e labbra vistose.

L’impastatrice. Era uno strumento molto grande, che doveva esser azionato da più persone. Spesso si impastavano ghiande e fave che davano un maggiore senso di sazietà, ma erano molto diverse per sapore e colore da quella di grano che si concedevano solo i più ricchi.

La trappola per i topi. Era fatta con materiali di fortuna, come i fondi delle lattine delle acciughe.

Gli animali. Erano parte della famiglia e avevano un nome. Oltre al legame affettivo, la perdita di un animale poteva incidere sull’economia della famiglia e determinarne la rovina. Dalle stalle, collocate in basso, il calore si espandeva nei locali sovrastanti e fungevano anche da latrina.

Importante è anche la mostra del Maestro della fotografia Mario Giacomelli che amava particolarmente Morro d’Alba per la festa del Cantamaggio. Con il canto rituale di questua del Cantamaggio si celebra l’avvento della primavera, il terzo weekend di maggio, che termina con un rogo per scacciare ogni mala sorte.

La Chiesa di Santa Teleucania

La Chiesa di Santa Teleucania si trova fuori le mura, di fronte all’arco d’ingresso. Nasce come edificio sacro nel 1670, ma è stata sconsacrata nel 1985 e destinata ad uso civile, diventando un auditorium per rappresentazioni teatrali, presentazioni di libri, cineforum, conferenze e sala espositiva.

Nelle stanze sotterranee, un tempo magazzino delle derrate alimentari provenienti dai terreni gestiti dalla parrocchia, come già detto, sono collocati i 6 progetti del Poliarte di Ancona per la risistemazione di piazza Barcaroli. Idee diverse e molto originali che però si ricollegano alla tradizione: forte il richiamo all’acqua, alla goccia, al grappolo o all’ulivo.

Brindiamo alla splendida serata con un calice di Lacrima di Morro d’Alba

 Il modo migliore per terminare la visita? Un bel brindisi con la Lacrima di Morro d’Alba. Sapete perché si chiama così?

Questa particolare uva nera è dotata di buccia spessa ma estremamente delicata, soggetta a spaccature durante l’ultimo periodo di maturazione del grappolo. Le piccole gocce che escono dai chicchi sembrano proprio delle lacrime.

Qualche curiosità su Morro d’Alba

il Gioco

Sulla destra della cinta muraria, il giardino di Piazzale Bersaglieri, veniva chiamato il Gioco, proprio perché punto di ritrovo per coloro che praticavano il gioco del pallone col bracciale. Una tradizione molto diffusa in tutta la zona e ancora molto sentita a Treia, che vede sfidarsi due squadre da tre membri e consiste nel lancio di una palla di cuoio contro una parete da ribattuta.

Il pezzo di artiglieria più antico mai ritrovato in Italia

Nei sotterranei del castello di Morro d’Alba è stato ritrovato il più antico pezzo di artiglieria esistente in Italia, una bombarda. Purtroppo adesso si trova al museo di Torino, dopo uno scambio con un cannone, in mostra al museo Utensilia.

Cannone - Museo Utensilia - cosa vedere a Morro d'Alba
Cannone – Museo Utensilia – Morro d’Alba
L’unica effige di Re Teodorico esistente

Come accennato precedentemente, vi sveliamo il perché del nome Torrione di Teodorico. Si trova di fronte all’area di Sant’Amico, in cui è stata ritrovata l’unica effige a conio di Re Teodorico, che purtroppo e adesso è al museo numismatico di Roma.

I colori dei vigneti in autunno

I panorami che offre Morro d’Alba sono splendidi in tutte le stagioni. In estate i vigneti sono verdi, ma in autunno il foliage è uno spettacolo imperdibile. Grazie ai suoi colori si può scoprire il tipo di coltivazione dei vigneti delle 14 aziende che fanno etichetta. Si tingono di rosso dove è coltivata la Lacrima, di giallo per il Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Dopo questo excursus su cosa vedere a Morro d’Alba, speriamo proprio di avervi incuriositi. Non c’è un momento migliore per visitarla, il calendario ricco di eventi, vi permetterà di scoprirla sicuramente in un modo particolare e accattivante.

Noi ci torneremo per fare un bel tour dei vigneti in autunno…

Continuate a seguirci… Oppure partite voi stessi.

Se capitate in zona in estate vi consigliamo anche di fare un salto al Labirinto di Hort, in cui ci siamo “persi” per raccontarvelo.

Ringraziamo l’Assessore Alessandra Boldreghini per la splendida visita guidata, ricca di aneddoti interessanti.

Dove dormire nelle Marche? Fatevi consigliare da Dormoa.com con i migliori appartamenti selezionati con cura, compilando il form che appare cliccando nel banner.

2 risposte su “Morro d’Alba: cosa vedere nel borgo della Scarpa e della Lacrima”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *