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Stati Uniti

South of the Border, la “trappola” kitsch e deserta a Dillon

South of the Border è un’insolita attrazione, direi quasi sconosciuta, che si trova a Dillon, al confine tra South e North Carolina.

Viene spesso chiamata con l’abbreviazione SOB ed ha ricevuto questo appellativo proprio per la sua posizione di confine.

All’inizio il suo fondatore la rinominò come “Schafer Project South of the (North Carolina) Border”, ma quando le attività iniziarono ad ingrandirsi fu necessario trovare un nome più semplice e corto: South of the Border.

La sua posizione strategica lo colloca anche a metà strada tra la Florida e New York.

Qualcuno di voi ha fatto questo tipo di on the road e si è fermato a Dillon? Siete stati incuriositi dalle decine e decine di cartelloni pubblicitari che si incontrano lungo le Hwy prima di raggiungerlo? Se no, siete curiosi adesso di scoprire cosa nasconde?

La risposta è: una grande delusione!

Ecco, questa è una di quelle attrazioni che avrebbero potenziale per accalappiare turisti che cercano qualcosa di stravagante, ma che non sanno sfruttarlo.

South of the Border è un finto paese dei balocchi in stile messicano.

Ci sono ristoranti, sale giochi, un piccolo parco di divertimenti, un motel, un’area di sosta per i camion, negozi di fuochi d’artificio e tanti tanti souvenirs.

C’è anche una torre d’osservazione alta 61 metri a forma di sombrero, che non sembra nemmeno troppo sicura e “Reptile Lagoon”: la più grande mostra di rettili al coperto degli Usa (che ho trovato chiusa).

South of the border Dillon osservatorio a forma di sombrero alto 61 m
Osservatorio a forma di Sombrero – SOB – Dillon

Descritto così sembra un regno delle favole, ma nei 140 ettari occupati dalle varie strutture, tutto è così dispersivo e poco curato, che rischia di non soddisfare le aspettative.

Se poi si visita durante una grigia giornata di metà novembre, ecco a voi, il nulla.

Scoprirete come l’attrazione più divertente non è l’area di Dillon, ma i cartelli che iniziano a pubblicizzarlo molte miglia prima dell’arrivo e segnano il countdown di quelle rimaste da percorrere.

Se si pensa però che nel corso degli anni passati, più volte la segnaletica è stata fatta modificare perché razzista e offensiva, beh…non sono così piacevoli nemmeno quelli.

Adesso hanno quindi toni molto più pacati, ma spesso stravaganti e ironici.

C’è comunque da puntualizzare Schafer ha sempre negato che la sua attrazione fosse razzista, ricordando che aveva anche assunto e aiutato afroamericani, resistendo al Ku Klux Klan.

Ma quando e come nasce South of the border?

South of the Border nasce nel 1950 con Alan Schafer, che l’anno prima aveva fondato South of the Border Depot, un chiosco di birra, nella contea di Robeson, in Carolina del Nord.

Era l‘unico che vendeva alcolici e questo lo portò ben presto ad ampliare il suo giro di affari, importando anche dal Messico ogni tipo di chincaglieria.

Aprì così un cocktail lounge, una stazione di servizio e un negozio di souvenir e, nel 1954, un motel. Nel 1962, la sua fama aumentò ancora con l’introduzione di negozi di fuochi d’artificio, che erano illegali nella Carolina del Nord.

Quando poi nel 1964 fu deciso che la I-95 sarebbe passata proprio a sud del confine e che SOB sarebbe stata vicino a due uscite dell’autostrada, le attività fiorirono ancor più velocemente.

Accolse un barbiere, un drugstore, un ufficio postale, una pista da go-kart all’aperto e la mascotte Pedro, alta ben 32 m.

Pedro, la mascotte di South of the Border Dillon
Pedro, la mascotte di South of the Border

A quel tempo, aveva circa 700 persone alle sue dipendenze, molto più di tutti gli altri datori di lavoro dell’intera contea di Dillon, in Carolina del Sud. Ad oggi si stima ce ne siano circa 300, ma sinceramente, ne ho seri dubbi.

Quindi: cosa fare a South of The Border?

Se proprio avete bisogno di fermarvi per una sosta, andate alla ricerca di tutte le statue di animali colorati o di qualche souvenir stravagante.

South of the Border Dillon statue animali
Statue colorate in giro per Sob – Dillon

Non farei affidamento sulle altre attrazioni o sui ristoranti, che al momento della mia visita erano chiusi, sbarrati, senza indicazioni.

South of the Border, potrà esser stato stravagante negli anni ’60, ma adesso, se paragonato a tante altre attrazioni americane che ricordano il passato, purtroppo non ha niente di affascinante.

Mi aspettavo un qualcosa come i paesini che si incontrano lungo la Route 66 in Arizona: tanta polvere ma anche, tanti colori, cimeli e riferimenti storici. Qui tutto sa sicuramente di vecchio, ma nel senso di usurato e non curato, stop.

Manca la percezione di una storia vissuta e soprattutto della voglia di continuare a farla conoscere. E l’impressione che lascia è quella di una grande trappola per turisti, che però nemmeno sfrutta i poveri malcapitati che si lasciano abbindolare dai cartelli.

E’ una città fantasma a tutti gli effetti, ma non ha niente da raccontare.

Io ci sono arrivata dopo 5 ore di viaggio in auto da Atlanta. Inutile ribadire quanto non ne sia valsa la pena. Se però siete di passaggio tra la I-95 e la US 301 / US 501, fermatevi per valutare voi stessi.

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