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The undocumented Americans: la mia recensione

Dalla lista dei libri del 2020 preferiti da Obama, The Undocumented Americans è stato quel libro che mi ha fatto ritrovare la voglia di leggere: con questa breve recensione, vi consiglio di aggiungerlo alle letture per comprendere meglio il sistema e la società americana.

The Undocumented Americans racconta la vita degli immigrati senza documenti, negli Stati Uniti.

E l’autrice Karla Cornejo Villavicencio, è una di loro. Arrivata dall’Ecuador, a soli 4 anni, ha vissuto per decenni come immigrata priva di documenti insieme ai suoi genitori. Nel 2011 si è laureata ad Harvard per poi partecipare ad un dottorato di ricerca a Yale, garantito dal programma DACA.

Che cosa è il DACA?

DACA = Deferred Action for Childhood Arrivals, è un programma federale governativo, nato nel 2012 durante il mandato presidenziale di Obama. Concede ad alcune persone portate illegalmente negli Stati Uniti (da bambini), il permesso di vivere, studiare e lavorare.

Per richiederlo è necessario avere una fedina penale pulita, esser studenti o aver appena terminato il percorso di studi o il servizio militare. Se la richiesta viene accettata l’espulsione è rinviata di due anni, dopo i quali si procederà con un altro rinnovo. In questo modo i facenti parte del DACA, possono ottenere alcuni servizi essenziali come la patente di guida, l’iscrizione al college o il permesso di lavorare.

La vittoria di Trump e il terrore degli Undocumented Americans

Anche dopo questa riforma, la loro esistenza non è mai stata semplice, ma dopo la vittoria di Trump, il terrore di dover lasciare il paese, per tutti gli Undocumented Americans, così come per l’autrice e la sua famiglia, si fa sempre più intenso.

Con Trump e la sua politica di intolleranza infatti, il messaggio “qui non sei voluto” è arrivato chiaramente.

Già durante la campagna elettorale, aveva dichiarato di voler abolire il DACA, attraverso “un’ordinata e legittima sfoltita”. Il suo obiettivo? Rimpatriare 11 milioni di immigrati senza documenti.

The Undocumented Americans: recensione

Copertina di the undocumented Americans recensione
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Proprio in questo clima la Cornejo ha composto e pubblicato The Undocumented Americans, raccontando la sua esperienza personale e quella di molti altri nella sua stessa situazione.

Sono persone, giovani o anziani, che hanno sopportato traumi, dolori, fatiche, malattie, solitudine e la separazione dai propri familiari. Per molti, la fine di tutto ciò è coincisa solo con la morte.

In questo libro Karla unisce il racconto della sua vita, turbolenta fin dall’infanzia, alle testimonianze degli altri immigrati senza documenti, aggiungendo anche un pizzico di “scrittura creativa”.

Ci parla del ruolo degli immigrati in una New York devastata dall’attacco alle Torri Gemelle e a New Orleans durante l’uragano Sandy o delle loro condizioni di vita a Flint in Michigan, conseguentemente all’avvelenamento delle acque dal piombo.

Ed anche a Miami, in cui l’unica alternativa ad un’assicurazione sanitaria che non possono permettersi, sono le cure di chi pratica la Santeria…

Uno spaccato dell’America che fa male conoscere, ma che è impossibile negare, anche per chi la ama come noi.

Il testo, al momento solo in inglese, non è adatto a chi ha una conoscenza base di questa lingua. Sia per una terminologia specifica, sia per qualche influenza dello spagnolo, lingua madre della scrittrice. Ma è complesso anche per l’argomento trattato e per come vengono presentate le condizioni di vita, inimmaginabili, di questa grande parte della popolazione americana.

Una parte troppo grande, spesso ignorata, dimenticata, cancellata, ma che lavorando con turni massacranti e vivendo nell’ombra e nell’ansia di esser scoperta, gioca ugualmente un ruolo fondamentale nella società americana.

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