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Perché visitare un campo di concentramento: la mia visita ad Auschwitz-Birkenau

Visitare un campo di concentramento non è una decisione semplice da prendere. E non è nemmeno un’esperienza che lascia indifferenti o un classico tour turistico. E’ un momento di introspezione e di presa di consapevolezza che segna il visitatore anche se è già a conoscenza di quello che si troverà davanti.

Si studia a scuola sì, si leggono libri e anche se non vogliamo confrontarci con questa realtà se ne sente parlare ogni anno nel giorno della Memoria e ultimamente anche troppo spesso con stupidi paragoni che non voglio nemmeno ricordare.

Pensiamo di sapere tutto ciò che successe in quel periodo, ma la realtà è che quel tutto che crediamo, non è che la minima parte di ciò che è accaduto realmente. E forse qualcosa ancora lo ignoriamo.

Ed è questo uno dei principali motivi per cui ognuno di noi, almeno una volta nella vita ha il dovere morale di visitare un campo di concentramento: per vedere con i propri occhi, per non rimanere nel dubbio e per non dimenticare come dopo aver studiato su un libro di scuola solamente per superare l’interrogazione.

I numeri, gli oggetti rimasti, le fotografie, i casermoni allineati con una precisione maniacale, il filo spinato, il clima di morte che aleggia in ogni angolo del campo di concentramento è qualcosa che una volta visto, difficilmente se ne va dalla nostra mente.

Perché visitare un campo di concentramento :
La mia visita ad Auschwitz-Birkenau

Una volta varcato il cancello con la famosa insegna “Arbeit macht frei” si percepisce già la maniacale organizzazione nazista con la quale avevano strutturato il campo. Strade perpendicolari e parallele fiancheggiate da “blocchi” tutti uguali.

Auschwitz I - Perchè visitare un campo di concentramento
Auschwitz I

Baracche tutte uguali, tutte costruite con i soliti materiali, tutte posizionate alla stessa millimetrica distanza. Tutto scrupolosamente organizzato.

E quando si inizia a capire che anche l’accoglienza e lo sterminio dei prigionieri seguivano le stesse insensate e rigorose regole studiate come uno schema da ripetere all’infinito, la nostra capacità di comprendere il motivo delle cose inizia a vacillare.

All’interno di alcuni blocchi del campo di concentramento di Auschwitz I è possibile ripercorrere la storia che ha portato alla nascita di tutti quegli orrori e “toccare con mano” le atrocità commesse.

I nazisti volevano sterminare gli Ebrei, uomini, donne, bambini: non importava se appoggiavano il regime o no, dovevano allontanarli dal loro raggio di azione e di conquista dei territori. E il modo più veloce per farlo era sterminandoli.

Un eccidio di massa messo in atto con una freddezza, con un rigore e una meticolosità inimmaginabili, tutto calcolato nei dettagli, per velocizzare, ottimizzare tempi e risorse.

La maggior parte dei prigionieri che arrivava con i treni, non appena scesa dal vagone aveva già il destino segnato e di lì a pochi minuti avrebbe visto la morte nelle camere a gas.

Le valigie accatastate lungo i binari non avrebbero mai più rivisto i loro proprietari e all’arrivo del convoglio successivo nessuna traccia di ciò che era appena accaduto sarebbe stata visibile.

Alcune fotografie mostrano i volti di chi era allineato in fila per raggiungere la morte. Fotografie che all’apparenza volevano indicare le buone condizioni dei prigionieri e far credere che il trattamento riservato agli “ospiti” del campo fosse impeccabile.

Ingannevoli fotografie per una propaganda che voleva e doveva nascondere le atrocità realmente commesse.

Fotografie che mostrano solo “il lato positivo”, volti “felici”, persone intente a lavorare in modo dignitoso con la speranza di tornare liberi.

Poche sono le foto fatte di nascosto che realmente testimoniano le atrocità commesse ai campi.

Ma tutto quello che ancora è rimasto non può negare l’evidenza.

Qualche numero di Auschwitz

Quello che è stato raccolto all’interno dei campi dopo la liberazione non lascia spazio a dubbi, ma solo a tanto dolore, amarezza, ribrezzo e vergogna:

– oltre 80 mila scarpe;
– circa 3800 valige, di cui 2100 con nomi e/o indirizzi dei prigionieri;
– circa 12 mila pentole;
40 kg di occhiali;
460 protesi;
570 divise da prigioniero a strisce verticali;
260 capi di abbigliamento civile;
260 scialli rituali ebraici;
40 m3 di oggetti di metallo fusi, provenienti dai terreni del “Canada”, ovvero depositi degli articoli personali requisiti alle vittime dello sterminio di massa a Birkenau;
2 tonnellate di capelli tagliati alle donne deportate al Campo.

I deportati venivano privati di tutti i loro averi. Una volta uccisi, tutto ciò che poteva essere rivenduto veniva preso. I denti d’oro tolti dai corpi inermi, i capelli tagliati per farne calzini o sacchi, gli occhiali e le protesi di ogni tipo raccolti e rivenduti.

Non c’era scampo per coloro che dimostravano già di avere qualche debolezza fisica. Insieme agli Ebrei che venivano spediti direttamente alle camere a gas, finivano anche i prigionieri di altre etnie che non erano utili per servire i campi.

“Jews are a race that must be totally exterminated”

Hans Frank, Governatore generale della Polonia occupata dai nazisti 1944

“We must free the German nation of Poles, Russians, Jews and Gypsies.”

Otto Georg Thierack, Ministro della giustizia nella Germania nazista, 1942-45)

Le donne e i bambini nei campi di concentramento

Il regime, come già detto non faceva distinzioni. Le donne e i bambini ebrei erano destinati alle camere a gas e quei pochi che riuscivano ad evitarle erano utilizzati per indescrivibili esperimenti pianificati a livello centrale, su richiesta di aziende farmaceutiche tedesche, istituti medici o per motivi di interesse personale e carriera scientifica.

Come può l’essere umano pensare anche solo di utilizzare una donna incinta per iniettare malattie e analizzare la trasmissione al feto?

O ucciderla per il solo scopo di fare un’autopsia?

Come può pensare di lasciar morire bambini solo per studiare gli effetti di alcune malattie fino alla morte?

O fare continui prelievi di sangue e iniezioni di malattie ai gemelli, per poi, non appena uno moriva fare un’iniezione al cuore di fenolo all’altro e confrontare gli effetti della malattia.

Come può un uomo amputare arti o operare un bimbo senza anestesia?

Come riuscivano a pensare di poter regolare il colore degli occhi iniettando il metilene blu direttamente nell’iride?

I bambini venivano tatuati come gli adulti e spesso separati anche dalle proprie madri. I neonati sopravvissuti allo sterminio, con il passare degli anni hanno dimostrato di avere un ricordo intrinseco di quegli orrori, con forti attacchi di panico e difficoltà a dormire. Che esistenza è questa?

Altri esperimenti atroci sui deportati dei campi di concentramento

I medici nazisti dovevano soddisfare anche le aspettative dei dirigenti del Terzo Reich e della loro politica demografica nazista.

Per questo portarono avanti una serie di studi sui metodi di sterilizzazione di massa per tutte le specie inferiori. Gli uomini venivano sottoposti alla castrazione o a tentativi di sterilizzazione con i raggi X.

Come può il genere umano ripetere ogni giorno in modo così schematico, torture simili?

Le terribili morti dei deportati

In quei blocchi ogni giorno migliaia di persone perdevano la vita tra sofferenze incredibili. Noi non abbiamo potuto visitare il blocco 11, chiamato anche “blocco della morte” ma il solo racconto della guida e le immagini riportate nei cartelloni esterni ci hanno fatto rabbrividire.

Ed il vicino muro delle esecuzioni, oggi adornato di fiori o i pali per le impiccagioni pubbliche, non lasciano spazio alle interpretazioni.

Così come la camera a gas e i forni crematori sotterranei, gli unici ancora visibili ad Auschwitz-Birkenau.

In Polonia, i nazisti condussero esperimenti con il gas Zyklon B in pastiglie che diventava letale una volta esposto all’aria e si dimostrò essere il metodo più rapido di sterminio. Ogni giorno circa 6000 Ebrei persero la vita.

Lattine di Zyklon B esposte ad Auschwitz I - Perchè visitare un campo di concentramento
Lattine di Zyklon B esposte ad Auschwitz I

Anche trovandosi proprio lì tra le grigie pareti di quella camera a gas, è difficile immedesimarsi nella paura e nelle sofferenze di chi, accalcato e prigioniero di quella sorte, urlava fino ad esalare l’ultimo respiro, senza nemmeno cadere a terra, tanto erano attaccati gli uni agli altri. O in chi nel tentativo di scappare veniva sommerso e schiacciato dalla calca degli altri prigionieri.

Immaginate solamente che la scelta di costruire camere a gas sotterranee nel campo di Auschwitz II- Birkenau, fu dettata proprio dall’esigenza di nascondere la urla agli altri occupanti del campo.

Riuscite ad immaginare quella morte atroce? Visitare un campo di concentramento vi porterà molto vicino a quella sorte terribile e inspiegabile.

Ma nessuno potrà mai raccontare un dolore simile, se non la vista di persona di quei luoghi, la percezione dello strazio che quelle mura ancora trasudano e la crudeltà di quei forni crematori allineati con la solita precisione meticolosa con cui i nazisti organizzavano qualunque cosa.

Sembra incredibile dover pensare di esser lì a solcare il terreno di un luogo di morte tra i più terrificanti della storia.

Sembra assurdo, ma è proprio trovandosi lì che si capisce quanto reale fosse tutto ciò.

Perché visitare un campo di concentramento
Il campo di sterminio di Auschwitz II – Birkenau

Siamo arrivati al campo di Auschwitz Birkenau in una grigia e fredda giornata di novembre, con la pioggerellina che lentamente impregnava i nostri abiti. Noi, protetti da giacconi e scarpe invernali stavamo percorrendo la stessa strada che i deportati, vestiti dei loro abiti migliori, avrebbero in pochi minuti percorso privi di tutti i loro averi, verso la morte.

Quelle rotaie e quel vagone, in mezzo a campi infiniti da cui fuoriescono camini in mattoncini rossi e quel viale infinito che si vede in molte foto degli arrivi, riecheggiano ancora del brusio dei prigionieri appena scesi e del personale nazista che in pochi minuti decideva le sorti di migliaia di persone.

Giù in fondo, dietro agli alberi, le macerie delle camere a gas che i tedeschi tentarono di distruggere per non fornire prove di tutte quelle oscenità.

E fa male vedere l’ennesima prova del tentativo di negare tutto. Quelle menti folli, non agivano perché realmente incapaci di pensare, ma con cognizione di causa. Non ci sarebbe stata una scusante, ma così non c’è davvero nessun modo di comprendere come l’uomo possa arrivare a questo. Come un essere dotato di pensiero e intelligenza riesca a perpetuare crimini così atroci, così a lungo, con una tale indifferenza.

I blocchi che ospitavano le donne e i bambini

Dormitorio di donne e bambini - Birkenau - perché visitare un campo di concentramento
Dormitorio di donne e bambini – Birkenau

Durante la visita di Birkenau con la guida, non si riesce a vedere ogni singolo stabile, anche perché considerata la vastità del campo, non basterebbe una giornata intera. Ma abbiamo avuto la possibilità di entrare nei dormitori e vedere i bagni.

> Guida con tutte le info utili per visitare il campo di concentramento di Auschwitz Birkenau < Clicca qui

Un casermone buio, claustrofobico, senza riscaldamento, con letti a 3 livelli allineati in successione. Qui dormivano almeno 5 persone, su assi di legno o qualcosa di simile ad un materasso. Qui dovevano esserci stalle per cavalli.

Ci ha scosso sapere perché i letti più in alto erano quelli migliori. Dato che i prigionieri potevano usare i bagni solo due volte al giorno, chi stava in basso si ritrovava spesso coperto dai bisogni fisiologici dei piani più alti.

E le loro condizioni non miglioravano una volta che potevano accedere ai bagni: buchi nel cemento, tutti allineati, senza un minimo di privacy. Inoltre, prima di accedervi, tutti dovevano spogliarsi nei dormitori e – indipendentemente dalle condizioni atmosferiche – raggiungerlo nudi. Molti di loro si ammalavano o morivano anche solo a causa di questo trattamento.

Per di più la pulizia delle latrine spettava agli Ebrei, a mani nude. Erano considerati la feccia della società e come tali gli venivano riservati anche i lavori più disgustosi.

E tra gli occupanti delle baracche c’erano anche i bambini, a volte lasciati insieme alle madri altre volte isolati. Ad un certo punto fu concesso di realizzare nei dormitori alcuni dipinti che li rappresentavano a scuola o mentre giocavano, semplicemente per ingannarli.

Bagni del campo di sterminio Birkenau perchè visitare un campo di concentramento
Bagni del campo di sterminio Birkenau

I numeri delle vittime di Auschwitz

Nazionalità / Categorianumero di vittime
Gli ebrei1 milione
persone polacche70 -75 mila
zingari21 mila
Prigionieri di guerra sovietici15 mila
Altri 10-15 mila
Totale~ 1,1 milioni

Perché visitare un campo di concentramento:
la mia reazione

Ci sarebbero tante altre cose da dire su quella visita, ma ribadisco che la cosa migliore da fare per assumere maggiore consapevolezza del delirio umano sia visitare di persona un campo di concentramento.

Che sia Auschwitz-Birkenau, Mathausen, Buchenwald, Treblinka o qualsiasi altro luogo di morte, quello che si vede e che si percepisce difficilmente si dimentica.

Tutto diventa tangibile e sappiamo bene quanto bisogno abbia la mente umana di ricevere stimoli di forte impatto perchè rimangano ben impressi.

Si può reagire con un senso di malessere, con pianti ininterrotti, con ansia, panico, rabbia, tristezza… A volte c’è bisogno di tempo per rielaborare ciò che abbiamo appena vissuto.

Gli educatori al termine del tour guidato ringraziano i partecipanti che hanno scelto di visitare il campo di concentramento e di sterminio aiutandoli nella loro missione di mantenere viva la memoria, affinché eventi simili non si ripetano.

Ma siamo davvero sicuri che tutto questo stia servendo a qualcosa? Che la gente, i capi di stato che lo visitano, imparino una lezione? Accendiamo ogni giorno la televisione e veniamo tartassati da guerre, ingiustizie, follie umane ancora peggiori perché avvengono alla luce del sole senza che nessuno realmente faccia nulla. O ancora peggio, gli atroci stermini vengono oscurati da servizi sui regali di Natale.

visitare un campo di concentramento Auschwiz Birkenau memoriale alle vittime
In memoria delle atrocità commesse – Birkenau

La storia si ripete all’infinito e al giorno d’oggi non abbiamo scuse per non vedere e non credere. Nonostante questo cerchiamo ugualmente di far finta di niente, di negare come molti popoli vivano in condizioni disastrose, torturati ogni giorni di fronte agli occhi e alla consapevolezza di tutti noi.

È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.

(Primo Levi)

Non dico questo per minimizzare le atrocità incredibili e insensate del periodo nazista, ma per esternare ciò che ha lasciato a me la visita di Auschwitz-Birkenau: tanta rabbia perché non mi stupisco più di fronte alla follia del genere umano. Paura perché tutto ciò si ripete costantemente e rassegnazione perché non sembra esserci soluzione.

Resto comunque dell’idea che visitare almeno un campo di concentramento nella vita sia un dovere morale di ognuno di noi. Un piccolo tassello alla volta nella nostra memoria, forse può piano piano creare qualcosa di migliore nella coscienza umana.

Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.

(Liliana Segre)

2 risposte su “Perché visitare un campo di concentramento: la mia visita ad Auschwitz-Birkenau”

E’ difficile pensare come la mente umana possa arrivare a tanto orrore. Ma tutto quello che accade ovunque intorno a noi conferma costantemente quanto sia possibile e questo è davvero un enorme, incontrollabile problema. Per questo la gente deve sapere, rimanere scossa e impedire in ogni modo che si ripeta ancora.

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