Visitare Ravenna significa inevitabilmente imbattersi in Dante Alighieri. Che sia passeggiando nella suggestiva Zona del Silenzio, entrando nella Basilica di San Francesco o fermandosi davanti alla sua tomba, il ricordo del Sommo Poeta ti accompagnerà in molti angoli della città, e non solo nei più famosi come questi appena citati.
Fu proprio a Ravenna che il Sommo Poeta trascorse gli ultimi anni del suo esilio, accolto dalla signoria dei Da Polenta, e qui morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321.
Non sappiamo con certezza quando Dante arrivò a Ravenna: secondo Giovanni Boccaccio nel 1314, mentre secondo lo storico ravennate Corrado Ricci nel 1317. Quello che è certo però, è che Ravenna ebbe un ruolo fondamentale negli ultimi anni della sua vita. Qui Dante trovò protezione e l’ambiente ideale per terminare la Divina Commedia.
In questo articolo faremo insieme un tour dantesco tra i monumenti di Ravenna, seguendo le tracce lasciate dal Sommo Poeta e gli omaggi che la città ha voluto dedicargli nel corso dei secoli.
Ravenna al tempo di Dante
La Ravenna che accolse Dante era molto diversa da quella che possiamo ammirare oggi. Era una città d’acqua, attraversata da canali navigabili racchiusi da una possente cinta muraria e circondata all’esterno da vaste zone paludose. Anche la costa adriatica si trovava molto più vicina al centro cittadino rispetto a oggi.
Nonostante un ambiente che doveva essere tutt’altro che salubre a causa delle acque stagnanti, Ravenna conservava già allora gli straordinari monumenti ereditati dall’Impero Romano e dall’epoca bizantina, meraviglie che anche Dante ebbe modo di ammirare durante il suo soggiorno.
La città era governata da Guido Novello da Polenta, signore illuminato e nipote della celebre Francesca da Rimini. Fu proprio alla sua corte che il poeta trovò protezione e un ambiente culturalmente vivace, frequentato da intellettuali, studiosi, medici e teologi. Il rifugio ideale per dedicarsi agli ultimi anni della sua vita e al completamento della Divina Commedia.
“Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ‘l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui…”
Inferno V v. 97
Dante cita Ravenna proprio attraverso le parole di Francesca da Rimini che parla della sua terra natale, descrivendo la Ravenna medievale come una città affacciata sul mare dove il Po sfocia riconnettendosi ai suoi affluenti (seguaci suoi).
La zona del Silenzio

L’area del centro storico di Ravenna che circonda la Tomba di Dante è stata definita Zona del Silenzio.
Questa zona nacque da un progetto di riqualificazione urbanistica promosso nei primi anni del Novecento dall’architetto Giorgio Rosi che propose di trasformare quest’area in un luogo di pace, rispetto e raccoglimento. Grazie anche al sostegno del governo dell’epoca, l’intero assetto urbano venne profondamente modificato attraverso demolizioni, ricostruzioni, creazione di nuove piazze e deviando il traffico cittadino. L’obiettivo era isolare la zona dal caos e creare quell’atmosfera di silenzio e sacralità ritenuta degna dell’ultimo rifugio terreno del Sommo Poeta.
La Zona del Silenzio comprende:
- la Tomba di Dante,
- il Quadrarco di Braccioforte,
- Casa Scarabigoli,
- gli Antichi Chiostri Francescani,
- il Museo e Casa Dante,
- e la vicina Basilica di San Francesco.
La Tomba di Dante


La Tomba di Dante è il simbolo della Ravenna dantesca e si fa ben notare stagliandosi in fondo a Via Dante Alighieri. Voluta dal cardinale Luigi Valenti Gonzaga e progettata dall’architetto ravennate Camillo Morigia, vide la luce tra il 1780 e il 1782.
All’esterno ha la forma di un tempietto in stile neoclassico settecentesco, in cui si apre una porta di bronzo sormontata dalla scritta “Dantis Poetae Sepulcrum”, che non lascia dubbi sul luogo che avrai davanti. All’interno la tomba è stata rivestita in marmo per il Centenario del 1921 ed accoglie il sarcofago di epoca romana che ospita le spoglie di Dante Alighieri. Qui spicca un bassorilievo dello scultore Pietro Lombardo e l’epitaffio latino del poeta Bernardo Canaccio (1327):
“Iura monarchie superos Phlaegetonta lacusque / lustrando cecini fata volverunt quousque sed quia pars cessit melioribus hospita castris / actoremque suum petiit felicior astris hic claudor Dantes patriis extorris ab oris / quem genuit parvi Florentia mater amoris”
“I diritti della monarchia, i cieli e le acque di Flegetonte
visitando cantai finché volsero i miei destini mortali.
Poiché però la mia anima andò ospite in luoghi migliori,
ed ancor più beata raggiunse tra le stelle il suo Creatore, qui sto racchiuso,
(io) Dante, esule dalla patria terra, cui generò Firenze, madre di poco amore.”
Alla base della tomba si trova una ghirlanda in bronzo e argento, donata dall’esercito italiano in segno di omaggio dopo la vittoria della Prima Guerra Mondiale.
Dal soffitto della Tomba di Dante scende una lampada votiva alimentata con olio proveniente da Firenze, un omaggio che il capoluogo toscano rinnova ogni anno, nella seconda domenica di settembre, al suo celebre concittadino.
L’ora che volge il disìo: la lettura perpetua della Divina Commedia
Durante le celebrazioni per il 700° della morte di Dante Alighieri, a Ravenna è nato un prezioso progetto intitolato: “L’Ora che volge il disìo – Lettura perpetua della Divina Commedia“.
Dal settembre 2020, davanti alla Tomba di Dante si svolge ogni giorno la lettura di un canto della Divina Commedia, un’iniziativa pensata per mantenere vivo il ricordo del poeta e valorizzare la portata universale della sua opera. L’appuntamento prosegue in modo continuativo, per sempre, e consente a chiunque di partecipare, prenotandosi tramite un calendario online.
Il Quadrarco di Braccioforte

Accanto alla Tomba di Dante si apre un’area raccolta e silenziosa, delimitata da una cancellata in ferro battuto, dove un tempo sorgeva l’antico oratorio della Basilica di San Francesco. Questo spazio, conosciuto come Quadrarco di Braccioforte, è oggi un piccolo giardino carico di memoria, dove i resti del poeta furono temporaneamente custoditi in diverse fasi storiche. Tra il XVI e il XIX secolo, i frati francescani nascosero più volte la cassetta contenente le spoglie di Dante all’interno di un muro antico, oggi restaurato, per proteggerle da tentativi di trafugamento, in particolare da parte di Firenze.
Nel giardino noterai anche un piccolo cumulo di terra coperto d’edera, dove una lapide ricorda “Sotto questo tumulo le ossa di Dante ebbero sicuro riposo dal 23 marzo 1944 al 19 dicembre 1945”.
L’intera area è abbracciata da una quercia secolare, fatta piantare da Giosuè Carducci agli inizi del Novecento per rendere omaggio al Sommo Poeta.
In cima a una rampa di scale alle spalle della tomba, fa capolino anche la Campana di Dante. Inaugurata il 14 settembre 1921 per il sesto centenario della morte del poeta, fu donata dai Comuni d’Italia e realizzata dallo scultore Duilio Cambellotti.
La campana scandisce ancora oggi un rito quotidiano:
- suona ogni sera all’ora dell’Avemaria, richiamando un passo del Purgatorio (Canto VIII, vv 1-6)
“Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ’ntenerisce il core
lo dì c’han detto ai dolci amici addio;
e che lo novo peregrin d’amore
punge, se ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more;“
- Suona tredici rintocchi, numero simbolico legato al 13 settembre 1321, giorno della morte di Dante.
Ma perché le ossa di Dante vennero più volte trafugate?
Dante morì a Ravenna nel 1321, pochi giorni dopo esser rientrato da un viaggio a Venezia, dove era stato inviato da Guido da Polenta per un’ambasceria. Arrivò nella città che lo aveva ospitato negli ultimi anni già febbricitante e fortemente debilitato, probabilmente a causa delle febbri malariche contratte attraversando le paludose Valli di Comacchio.
I suoi funerali si svolsero nella Basilica di San Francesco e la sepoltura avvenne nei pressi delle mura del convento dei Francescani, che lo avevano accolto e ospitato.
Due secoli più tardi Firenze iniziò a rivendicare la restituzione delle sue spoglie. Nel 1519 papa Leone X autorizzò la richiesta dell’Accademia Medicea per il trasferimento delle ossa di Dante, ma all’apertura del sepolcro il sarcofago risultò vuoto. Mentre la città natale del Sommo Poeta si preparava ad accoglierlo con una tomba monumentale, oggi collocata nella Basilica di Santa Croce a Firenze insieme alle altre “Itale Glorie”, i frati nascosero le spoglie.
Nel 1677, i frati sistemarono le ossa in una cassetta di legno, ma ricomparvero pubblicamente solo quando, nel 1780, l’architetto Camillo Morigia fece costruire l’attuale tempietto neoclassico.
Le vicissitudini continuarono quando le leggi napoleoniche del 1810 obbligarono i frati a lasciare il convento. Per proteggere le ossa di Dante, i frati le nascosero in un anfratto dell’antico muro che si affacciava sul Quadrarco di Braccioforte e lì rimasero per altri decenni. Furono ritrovate per caso il 25 maggio 1865, durante i lavori di ristrutturazione.
Fortunatamente qualcuno notò la scritta “Dantis ossa a me Fra Antonio Santi hic posita anno 1677 die 18 octobris” (“Le ossa di Dante, da me fra Antonio Santi, furono qui collocate nell’anno 1677, il giorno 18 ottobre.”) e le salvò dalla distruzione.
Dopo il fortuito ritrovamento le ossa di Dante furono ricomposte ed esposte al pubblico in una teca di cristallo, prima di tornare, dopo alcuni mesi, nel tempietto.
Anche durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, le reliquie furono nuovamente spostate e solo nel 1945 hanno trovato la sede definitiva in cui possiamo rendergli omaggio ancora oggi.
Casa Scarabigoli
All’angolo fra via da Polenta e via Dante Alighieri, proprio di fronte alla Tomba di Dante, si trova un’antica dimora nota come Casa Scarabigoli, che ospitò diverse famiglie nobili tra cui i Da Polenta, gli Scarabigoli e i Rasponi. Non ci sono prove certe ma si suppone che Dante visse anche qui durante il suo soggiorno ravennate e vi compose la Terza Cantica della sua Commedia.
La Basilica di San Francesco dove si svolse il funerale di Dante


Adiacente al Quadrarco di Braccioforte si trova la Basilica di San Francesco, una delle chiese più antiche di Ravenna, le cui origini risalgono al V secolo d.C., anche se l’edificio che vediamo oggi è il risultato di successivi e molteplici interventi e rinnovamenti.
È conosciuta affettuosamente come la “chiesa di Dante” perché il Sommo Poeta era solito raccogliersi qui in preghiera. Ma il suo legame con Dante è ancora più profondo: fu proprio qui che, nel settembre del 1321, si svolsero i suoi funerali.
Secondo la tradizione, Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna e suo protettore negli ultimi anni di vita, accompagnò personalmente il feretro e gli rese omaggio con un discorso funebre. Il corteo che accompagnò Dante nel suo ultimo viaggio terreno era formato da numerosi intellettuali, letterati e nobili della corte ravennate.
Curiosità: quando visiti la Basilica di San Francesco non dimenticare di affacciarti alla cripta in fondo alla navata. È uno degli angoli più insoliti di Ravenna: a causa del fenomeno della subsidenza, l’antico pavimento musivo si trova oggi sotto il livello dell’acqua di falda e tra i riflessi che illuminano le tessere del mosaico, nuotano tanti pesci rossi.
Gli Antichi Chiostri Francescani: Casa Dante e Museo Dante
A pochi passi dalla Tomba di Dante si trovano gli ambienti che un tempo facevano parte del convento francescano, del quale si conservano ancora oggi i due suggestivi chiostri medievali. Sono luoghi silenziosi e raccolti che proseguono naturalmente l’atmosfera di pace e raccoglimento della vicina Zona del Silenzio.
Il Chiostro Dante è caratterizzato da un elegante loggiato con colonne e capitelli in stile dorico e custodisce al centro un antico pozzo del VI secolo, probabilmente proveniente dalla Basilica di San Vitale. Il Chiostro della Casa, invece, si distingue per il porticato sostenuto da colonne in pietra d’Istria, marmo rosso veronese e marmo greco.
Su questi due spazi si affacciano il Museo Dante e Casa Dante. Il museo, inaugurato nel 1921 in occasione del sesto centenario della morte del poeta e completamente rinnovato nel 2021, propone oggi un percorso interattivo e multimediale dedicato alla vita, alle opere e all’eredità culturale del Sommo Poeta.
Tra gli elementi più interessanti del percorso del Museo Dante potrai trovare:
- la cassetta lignea nella quale furono custodite le spoglie di Dante;
- opere provenienti dagli Uffizi che testimoniano come la figura del poeta abbia ispirato artisti e intellettuali nel corso dei secoli;
- preziosi documenti e materiali appartenenti alle collezioni dantesche della Biblioteca Classense, da sempre custode della memoria dantesca a Ravenna.
A completare la visita c’è Casa Dante, uno spazio multifunzionale con sale espositive, laboratori, bookshop e una corte aperta pensata per il raccoglimento e la riflessione.
Dante Alighieri e i mosaici di Ravenna: fonti di ispirazione per la sua Opera
Durante il periodo trascorso a Ravenna, Dante ebbe con ogni probabilità modo di osservare da vicino la straordinaria bellezza dei mosaici bizantini dei principali monumenti cittadini, già all’epoca capaci di rendere la città così affascinante. Queste immense e luminose composizioni musive potrebbero aver influenzato la sua immaginazione poetica, suggerendogli l’idea di una progressiva transizione dalla dimensione del Purgatorio a quella del Paradiso.
– Sant’Apollinare Nuovo,
– I mosaici di Galla Placidia,
– San Vitale.
Dante e Sant’Apollinare Nuovo

Nel canto VII del Purgatorio, Dante sembra descrivere le Vergini e i Martiri presenti nei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo:
“Oro e argento fine, cocco e biacca,
indaco, legno lucido e sereno,
fresco smeraldo in l’ora che si fiacca,
da l’erba e da li fior, dentr’a quel seno
posti, ciascun saria di color vinto,
come dal suo maggior è vinto il meno”
vv 73-78
Nel canto XXIX del Purgatorio invece descrive anime vestite di bianco, così candide e luminose da richiamare un ambiente ormai vicino alla perfezione paradisiaca che ha una forte connessione visiva con i mosaici della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, dove lo sfondo dorato e le figure in processione evocano uno spazio sospeso, oltre la realtà terrena.
“Genti vid’io allor, come a lor duci,
venire appresso, vestite di bianco;
e tal candor di qua già mai non fuci”
vv 64-66
Sempre nel XXIX Canto del Purgatorio Dante descrive un grande corteo con 24 figure in abiti bianchi “coronati di fiordaliso”. La scena anticipa l’arrivo di Beatrice e sembra ispirarsi alla scena musiva in cui appaiono dodici vergini in processione e 12 uomini che rappresentano i santi.
“Sotto così bel ciel com’io diviso,
ventiquattro seniori, a due a due,
coronati venien di fiordaliso.
Tutti cantavan: ‘Benedicta tue
ne le figlie d’Adamo, e benedette
sieno in etterno le bellezze tue!”
vv 82-87
Nei versi 92-93 del solito canto, la descrizione della processione degli animali si ricollega a quella di santi e martiri che nei mosaici avanzano con la stessa compostezza e sacralità.
“vennero appresso lor quattro animali,
coronati ciascun di verde fronda”
Nel Canto XXXIII del Paradiso, Dante riporta la preghiera che san Bernardo rivolge alla Vergine Maria, invocandola come figura centrale di grazia e salvezza. Questa immagine richiama la rappresentazione della Madonna nei mosaici della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, dove appare alla fine della processione delle vergini, posta in posizione di rilievo e venerazione.
“Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.”
vv 1-6
Dante e i mosaici di Galla Placidia


Nel piccolo e intimo Mausoleo di Galla Placidia, si nasconde un tesoro inaspettato. I tuoi occhi avranno bisogno di qualche secondo per mettere a fuoco i dettagli dei mosaici in uno spazio apparentemente buio. Lentamente però si manifesteranno tante piccole e lucenti stelle che brillano in un cielo blu intenso e alcuni personaggi.
Nei versi 82-86 dei canto IV del Paradiso,
“Se fosse stato lor volere intero,
come tenne Lorenzo in su la grada”
e fece Muzio a la sua man severo”
Beatrice ricorda a Dante due celebri esempi di coraggio e fermezza: San Lorenzo, che affrontò il martirio sulla graticola ardente senza rinunciare alla propria fede, e Muzio Scevola, che dimostrò il suo valore sopportando il dolore senza esitazione. Il riferimento a San Lorenzo potrebbe essere stato ispirato proprio dal mosaico del Mausoleo di Galla Placidia, dove il santo è raffigurato poco prima del suo sacrificio.
Nel canto XXII del Paradiso, l’immagine delle anime luminose immerse nella luce divina potrebbe richiamare il suggestivo cielo stellato che ricopre la cupola del mausoleo.
“Questi altri fuochi tutti contemplanti
uomini fuoro, accesi di quel caldo
che fa nascere i fiori e ’ frutti santi.”
vv 46-48
Allo stesso modo, nel Canto XXIII del Paradiso, la luminosità e la bellezza del regno celeste descritte da Dante sembrano trovare un’eco nel cielo stellato del Mausoleo di Galla Placidia, che potrebbe aver contribuito a definire il suo immaginario paradisiaco.
“e così, figurando il paradiso
convien saltar lo sacrato poema
come chi trova suo cammin riciso”
vv 61-63
Dante e la Basilica di San Vitale

Tra le straordinarie decorazioni della Basilica di San Vitale compare anche la figura dell’imperatore Giustiniano I, personaggio centrale nel canto VI del Paradiso, che Dante gli dedica per riflettere sul ruolo dell’Impero nella storia.
Nei mosaici ravennati, il Sommo Poeta avrebbe trovato una potente conferma della sua visione politico-religiosa medievale, basata sull’unione tra potere temporale e autorità spirituale. Da un lato l’imperatore, erede della tradizione romana, dall’altro il Cristo: due figure che simboleggiano l’armonia tra governo terreno e volontà divina.
“Cesare fui e son Giustiniano
che, per voler del primo amor ch’i’ sento,
d’entro le leggi trassi il troppo e ‘l vano”
vv 10-12
La Pineta di Classe: il Paradiso Terrestre dantesco
Pochi km a sud di Ravenna, c’è un luogo che ancora oggi lascia immaginare lo scenario che Dante ammirò e che citò chiaramente nel canto XXVIII del Purgatorio:
… ma con piena letizia l’ore prime,
cantando, ricevieno intra le foglie,
che tenevan bordone a le sue rime,
tal qual di ramo in ramo si raccoglie
per la pineta in su ‘l lito di Chiassi,
quand’Eolo scilocco fuor discioglie.vv. 16-21
La Pineta di Classe, ancora oggi immersa tra una rigogliosa vegetazione in un’atmosfera silenziosa e incontaminata, avrebbe ispirato la descrizione della “selva spessa e viva” del Paradiso terrestre nel Canto XXVIII del Purgatorio.
Dante descrive il Paradiso terrestre attraverso immagini di armonia e naturalezza, utilizzando una similitudine che richiama direttamente il paesaggio della Pineta di Ravenna. Il poeta paragona infatti il movimento lieve delle foglie e i suoni del vento mattutino a ciò che accade nella Pineta di Classe, dove i rami sembrano animarsi e rispondere come in un canto. In questo modo, la natura diventa musica e ordine perfetto, anticipando la dimensione del Paradiso che Dante sta per raggiungere.
Oggi la Pineta di Classe è ancora una grande area verde, attraversata da sentieri e percorsi ad anello che si addentrano nel bosco e permettono di osservare da vicino piante e animali del posto: un ambiente tranquillo, fatto di luce, silenzio e natura, che ancora oggi richiama facilmente l’immaginario descritto da Dante.
📍 La Pineta di Classe si trova a circa 8–10 km dal centro di Ravenna, verso sud-est in direzione del mare (zona Lido di Dante / Classe). Puoi raggiungerla in circa 15–20 minuti, a seconda del traffico e del punto preciso in cui entri nella pineta.
Dante a Ravenna: omaggi moderni tra murales di Kobra e Neve e il Labirinto Eco Green
Il Murales di Kobra

A Ravenna, anche l’arte urbana contemporanea contribuisce a mantenere vivo il legame con Dante, reinterpretandone l’immagine in chiave moderna.
Sicuramente avrai già sentito parlare del murales di Dante realizzato da Kobra, il famoso artista brasiliano, che ha rappresentato il poeta con il suo tipico stile caleidoscopico fatto di sezioni geometriche dai colori accesi e contrasti tra bianco e nero.
📍 Il murales di Kobra si trova in via Pasolini 21/A, sul muro esterno della scuola primaria “Mordani”, nel centro di Ravenna, a pochi passi dalla Zona del Silenzio.
Il Sesto Cielo di Giove a Ravenna: Enel omaggia Dante con i murales dei cieli del Paradiso

Oltre alla famosa opera di Kobra, c’è un altro murales meno conosciuto a Ravenna che rende omaggio al Sommo Poeta: il murales del “Sesto Cielo di Giove”. Realizzato in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante, il progetto è stato promosso con il patrocinio del Ministero della Cultura e rientra in un’iniziativa nazionale che ha coinvolto le cabine elettriche di diverse città italiane, diventate tele per i 9 cieli del Paradiso.
L’artista che si è occupato della realizzazione delle opere di street art è Danilo Pistone, in arte Neve, che per Ravenna ha raffigurato il Sesto Cielo di Giove, quello delle anime dei giusti e dei sapienti.
📍 Il murales del Sesto Cielo di Neve si trova a circa 2 km a sud dal centro di Ravenna, in Via Colombo Lolli. Il modo più semplice per raggiungerlo è in auto, soprattutto se vuoi spostarti verso Classe. Una volta arrivato in zona, accedi in Via Colombo Lolli (strada a senso unico) da Via Ravegnana. Dopo aver percorso circa un centinaio di metri, sulla destra noterai un cartello che indica un parcheggio: svolta lì. Proseguendo per quella breve stradina laterale, il murales comparirà quasi subito, visibile sulla cabina Enel che si trova proprio sul lato destro.
Il Giardino del Labirinto Dante Eco-Green

A pochi passi dai monumenti più famosi di Ravenna si trova un’opera moderna che rende omaggio sia alla tradizione del mosaico sia a Dante.
Il Labirinto Dante Eco Green è composto da 169 moduli triangolari decorati a mosaico ed è la prima installazione permanente partecipata della città, nata da un’idea dell’Associazione Dis-ORDINE in occasione della Biennale di Mosaico Contemporaneo del 2019.
Il progetto si ispira agli elementi della natura presenti nella Divina Commedia e accompagna idealmente il visitatore verso il celebre verso finale dell’Inferno, “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Nato come opera collettiva, ha coinvolto scuole, artisti, mosaicisti, professionisti del settore e anche gli ospiti della Casa Circondariale di Ravenna. E’ una tappa piacevole e divertente con la quale puoi interagire e metterti alla prova individuando i richiami al poema dantesco, tra figure, simboli e scene che rimandano al viaggio del Sommo Poeta.
📍 Il Labirinto Dante Eco Green si trova di fronte alla Casa Circondariale di Ravenna in Via Port’Aurea, 57, a poche centinaia di metri dal complesso monumentale del Duomo, del Battistero Neoniano e della Cappella Arcivescovile.
Ravenna e Dante: luoghi storici legati ai protagonisti della sua vita e delle sue opere
La Casa dei Da Polenta
Affacciata un tempo sul corso del Padenna, tra le attuali via Mazzini e via Baccarini, la cosiddetta Casa dei Da Polenta si trova in un’area che conserva ancora oggi le tracce delle antiche mura cittadine, visibili proprio di fronte all’edificio.
Secondo la tradizione, questa residenza sarebbe stata una delle dimore più importanti della famiglia che, dal 1275, assunse il controllo di Ravenna dopo aver sconfitto le fazioni rivali. L’edificio, oggi dall’aspetto sobrio e quasi essenziale, conserva comunque alcuni elementi che lasciano intuire il suo passato più ricco, come le finestre ogivali murate e le tracce di una decorazione originaria a motivi geometrici.
A questo luogo si lega anche una delle figure femminili più celebri citate da Dante nella Divina Commedia: Francesca da Polenta. Secondo la tradizione, proprio qui sarebbe nata la giovane protagonista del V canto dell’Inferno, la cui vicenda d’amore con Paolo Malatesta è tra le più famose dell’opera dantesca. Altre fonti, meno certe, collocano invece la sua dimora in un’altra casa storica della città, oggi trasformata nell’Albergo Cappello.

Casa Traversari
Nel canto XIV del Purgatorio, Dante nomina la famiglia dei Traversari, ricordando una Romagna gloriosa nel passato ma ormai decaduta, identificata proprio nella dinastia di quella famiglia che aveva dominato la Romagna e Ravenna tra la fine del XII secolo e la metà del XIII secolo.
Federigo Tignoso e sua brigata,
la casa Traversara e li Anastagi
(e l’una gente e l’altra è diretata),vv 106-108
La Casa Traversari, attribuita con buona probabilità alla storica famiglia ravennate, è uno dei pochi esempi di architettura civile medievale ancora conservati a Ravenna. Si trova nel centro storico e sorge in un’area che si ritiene fosse legata alla famiglia che per circa cinquant’anni governò la città.
Si tratta dell’unica abitazione urbana del XIII secolo arrivata fino ai nostri giorni e, al piano superiore, conserva ancora le sei bifore originali.
Oggi ospita la sede didattica e di ricerca del Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà dell’Università di Bologna (UniBo).
📍 Casa Traversari si trova in Via San Vitale 28
La Chiesa di Santo Stefano degli Ulivi
La Chiesa di Santo Stefano degli Ulivi ha una lunga storia di trasformazioni che la portarono ad esser sconsacrata, ma mantiene ancora oggi un profondo collegamento con Dante. Sulla facciata, si trova infatti la lapide che ricorda suor Beatrice, la figlia Antonia del Sommo Poeta che, secondo la tradizione, dopo un trascorso difficile, scelse la vita religiosa e si ritirò nel vicino monastero, dove visse fino alla morte nel 1371.
📍Via Rocca Brancaleone
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