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Il Museo del Bottone a Santarcangelo di Romagna: un viaggio nel tempo con i bottoni parlanti

Se prima della visita al Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna mi avessero detto che avrei potuto viaggiare attraverso i bottoni, non ci avrei mai creduto.

Io amo e conosco bene il modo di viaggiare con il corpo e con la mente, fantasticando o ricordando attraverso i libri o i film, i sapori e gli odori ed i vari souvenir di viaggio che porto a casa ad ogni rientro, ma i bottoni…non avrei mai creduto né immaginato che in piccoli oggettini apparentemente anonimi si nascondesse una potente macchina del tempo.

E invece a Santarcangelo di Romagna c’è un piccolo locale del 1800 ristrutturato con mattoni a vista ed arcate, dove per prima cosa colpiscono le geometrie e i colori che si intrecciano e si susseguono alle pareti e poi nei ripiani degli scaffali e ancora in oggetti di uso comune come una scarpa e una sedia.

Sono composizioni ipnotiche che richiamano l’attenzione, come un canto ammaliante di una Sirena che per un motivo inizialmente sconosciuto invita ad entrare…

Museo del Bottone Santarcangelo di Romagna - Stanza all'ingresso
Museo del Bottone – Stanza all’ingresso

Lo sguardo si perde, ci vuole qualche minuto per preparare la mente ad accogliere una così bella rivelazione e poi.. La macchina del tempo si aziona, le parole della volontaria del museo iniziano a scandire tempi, luoghi e segreti del mondo intero, partendo sempre da quei piccoli oggettini che mai prima di allora avrei considerato più di un semplice accessorio funzionale.

Ma partiamo per gradi ed iniziamo dalla Storia del Museo e del suo fondatore.

Giorgio Gallavotti e la nascita del Museo del bottone

Giorgio Gallavotti santarcangiolese Doc, era il titolare di una merceria aperta dal padre nel 1929. In seguito alla chiusura dell’attività lo incuriosirono due intere pareti di scatole di bottoni. Iniziò a cucirli su pannelli e ad incorniciarli per poi esporli su richiesta dell’Amministrazione Comunale. Dal successo di quella mostra nacque, nel 2008, il Museo del Bottone.

Purtroppo non ho avuto il piacere e l’onore di incontrare di persona Giorgio, ma la volontaria che mi ha accompagnato in questo viaggio è stata molto coinvolgente, tanto che abbiamo completamente ignorato l’orario di chiusura.

Ma perché e come un bottone può portare in viaggio nel tempo?

Perché i bottoni stessi viaggiano.

“Il bottone è stato nelle carceri e nei palazzi dove si decidevano i destini dei popoli, è in grado di raccontare la storia dell’ umanità.”

Bottoni in Fiore Museo del Bottone Santarcangelo di Romagna
Bottoni in Fiore

Il bottone è stato ben altro la sua funzione di unire due pezzi di stoffa, il bottone ci porta in viaggio nella storia, nelle epoche, negli avvenimenti legati non solo alla moda e ai costumi, ma anche alla politica e all’economia, alle disgrazie, ai successi e immancabilmente anche alla sfera sessuale.

E Gallarotti capisce per primo questo grande potere dei bottoni: ne trova alcuni che lo riconducono a specifici avvenimenti, indaga e capisce che quando qualcuno disegnava un soggetto su un bottone voleva anche raccontare qualcosa.

Ed è così che diventa l’uomo che fa parlare i bottoni ed il suo museo il Museo dei bottoni parlanti.

I bottoni dal 1300 al 1800: simbolo di potere

Dal 1300 fino alla metà del 1800 il bottone era un potente strumento utilizzato dai nobili che volevano dimostrare la loro superiorità in tutto ciò che possedevano.

Solo gli uomini però li indossavano: ne avevano da 50 a 200 tutti uguali ma allo stesso tempo diversi perché fatti rigorosamente a mano. Le donne invece utilizzavano gioielli o lacci per chiudere le vesti.

Tra gli uomini di potere ci sono stati anche dei casi quasi incredibili.

Francesco I re di Francia per ricevere un ospite al quale voleva dimostrare a tutti i costi la sua superiorità, si fece cucire una veste di velluto nero con 13600 bottoni d’oro.

Il Re Sole, Luigi XIV aveva una veste con 816 bottoni in pietre dure e 1.826 in diamanti, dal valore complessivo di 14 milioni di franchi d’oro.

Entrambi facevano parlare i bottoni che però avevano anche un’altra funzione.

Quelli per abbottonare venivano semplicemente cuciti mentre tutti gli altri erano fermati all’interno con un filo di ferro. Riuscite ad immaginare il motivo? Erano la carta di credito dell’epoca. Se in viaggio finivano le monete se ne staccava uno per saldare il conto.

A raccontarci il 1800 troviamo tre bottoni con la figura di Maria Antonietta, ghigliottinata durante la Rivoluzione Francese nel 1793. Nel periodo della Restaurazione i nobili sopravvissuti alla ghigliottina portavano bottoni con i personaggi della Rivoluzione.

Bottone dedicato a Maria Antonietta Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna
Bottone dedicato a Maria Antonietta

Descrivere ogni bottone e la storia che ripercorre è un’impresa impossibile, così come ammirarli tutti ad uno ad uno in una sola volta.

Avrete capito però che durante la visita si riesce ad avere un quadro generale in ordine cronologico della funzione che i bottoni hanno avuto nella storia. E così si scopre anche perché furono sostituiti dalle cerniere o realizzati in piombo con l’avvento dei jeans negli anni ’70, fino ai miseri esemplari in plastica realizzati per l’entrata nel nuovo millennio.

Vi racconto quali sono quelli che mi hanno accompagnata durante questo inimmaginabile viaggio nel tempo.

Alcuni dei bottoni più particolari

Bottoni con oggetti della quotidianità e in alto a destra con le lettere dell'alfabeto - Museo del bottone Santarcangelo di Romagna
Bottoni con oggetti della quotidianità e in alto a destra con le lettere dell’alfabeto

C’è un bottone con le lettere dell’alfabeto. Un piccolo strumento nascosto negli abiti da lavoro dei genitori che serviva per insegnare a loro e ai propri figli a leggere e a scrivere. Un forte collegamento a Maria Montessori che riuscì ad aiutare i bambini diversamente abili a imparare proprio mettendogli tra le mani lettere in legno. Un grande monito per lo Stato ad aprire le scuole pubbliche per salvare l’Italia dall’analfabetismo che imperversava agli inizi del ‘900.

Poi c’è Jack London: i bottoni assumono la forma della testa di un lupo in un periodo in cui l’uomo lo temeva. London nei suoi libri per bambini vuole invece presentarlo come un amico.

Ci sono anche i bottoni della veste di Papa Francesco, originali, fatti con filo di seta e senza metallo. Quelli con la bandiera vaticana bianca e gialla e con lo stemma del Papa.

Bottone di Papa Francesco e bottone dedicato a Mozart Museo del Bottone Santarcangelo di Romagna
Bottone di Papa Francesco e bottone dedicato a Mozart

C’è il bottone disegnato da Pablo Picasso negli anni ’20 per Coco Chanel. E’ una maiolica a due colori e raffigura un cavallo stilizzato con la testa rivolta all’indietro che segna mezzogiorno, la coda rivolta alle 3, le zampe alle 6 e il collo alle 9. Pablo Picasso e Coco Chanel lavoravano insieme per il Cabaret ma chissà che questo bottone non voglia raccontarci qualche gossip.

Bottone disegnato da Pablo Picasso per Coco Chanel Museo del Bottone Santarcangelo di Romagna
Bottone disegnato da Pablo Picasso per Coco Chanel

Poi ci sono i bottoni che rappresentano una pompetta del profumo, un bauletto da viaggio, un manicotto per scaldare le mani, uno spremiagrumi, gli ingranaggi, una ruota dentata.

E ancora i cannoli, il timer industriale, la frutta secca, un ombrello, i soprammobili in ceramica bucata per sistemare i fiori, tanti simboli che usavano i più abbienti per sfoggiare il loro status simbol.

C’è pure la chiave con la serratura per ricollegarsi al lato sessuale e alcuni simboli di organi genitali esplicitamente impressi nel bottone.

Ed anche i bottoni di Walt Disney con i 7 nani e Pinocchio.

I bottoni sono opere d’arte.

C’è un bottone con due cornette contrapposte in ricordo di Meucci che inventa il telefono per poi far sparire il centralino e permettere le chiamate dirette.

I bottoni durante la guerra

Ci sono poi i bottoni testimoni delle guerre mondiali con il littorio e l’aquila, con le mine militari e i porta cartucce.

Durante la Seconda Guerra Mondiale scarseggiano i materiali: i metalli vengono requisiti per fare armi e si è costretti ad utilizzare il legno. Curiosa è la serie coloratissima che sembra dire: “vorrei essere a casa, parlare ad alta voce in libertà di parola sorseggiarmi un buon bicchiere di vino e ascoltando musica.”

Troviamo poi i bottoni che il Generale Montogomery aveva sulla divisa del cappotto che prende il suo nome: sono attaccati agli alamari in pelle ed hanno la forma di un proiettile realizzato in metallo o in corno di animale.

E c’è un bottone che proviene da una baracca dei campi di concentramento di Auschwitz, ripreso alla lente d’ingrandimento dopo esser stato lavato e pulito. E dice: “Speriamo che nessun altro bottone al mondo debba vedere quello che ho visto io”.

I bottoni del Dopoguerra

Arriviamo lentamente al giorno d’oggi. Non possono mancare personaggi di spicco nati a Santarcangelo come Tonino Guerra o Fellini. Insieme a loro troviamo anche Dante Alighieri.

Poi c’è Enzo Tortora con Portobello, Marco Pannella, Tangentopoli, Agnelli con la Fiat e i bottoni che indossava lui così come i suoi operai.

Abbiamo i ricordi dell’attentato delle Torri Gemelle e poi al Bataclan, della distruzione di Notre Dame, della Brexit.

Motivo di orgoglio sono anche i bottoni della polo di Samanta Cristoforetti e di Luca Parmitano indossati durante le loro missioni con relativo certificato di autenticità e foto della cartolina spaziale sull’oblò, dedicata proprio a Giorgio Gallavotti.

Bottoni della polo delle missioni nello spazio - Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna
Bottoni della polo delle missioni nello spazio – Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna

E poi si aprono i cassetti e appaiono due pezzi del muro di Berlino e altre decine di centinaia di bottoni provenienti da tutto il mondo. Ed ecco che ci ritroviamo in Polonia, in Danimarca, in Australia, in Egitto, in Kazakistan, in Cina…

Si viaggia anche in nazioni che ora non esistono più: la Rodesia, la DDR tedesca, la Cecoslovacchia, l’ Urss.

E si finisce il viaggio (si finisce per modo di dire perché è davvero impossibile vederli tutti) con i bottoni in cui è raffigurato il covid-19, due dei quali sono sollevati sopra una piastra in ceramica con l’Italia evidenziata in rosso.

bottoni dedicati al covid-19 Museo del Bottone Santarcangelo di Romagna
Bottoni dedicati al covid-19

La sezione dedicata ai materiali dei bottoni

Dopo aver visto creazioni incredibili e curiose, dopo aver viaggiato nel tempo, arriva anche il momento di scoprire tutto sui materiali utilizzati.

Sapete che cos’è e come si ricavano i bottoni dal Corozo?

Corozo nella sezione dedicata ai materiali di produzione dei bottoni del Museo del Bottone Santarcangelo di Romagna
Corozo nella sezione dedicata ai materiali di produzione dei bottoni del Museo del Bottone Santarcangelo di Romagna

Un’intera parete è dedicata all’utilizzo di petrolio, legno, madreperla, denti e corno di animali…e ci sono anche i torchietti per fare i bottoni di stoffa.

In questo articolo mancano ancora tanti dettagli di questo Museo unico e incredibile, per questo dovrete necessariamente organizzarvi per una visita . Sono certa che non vi deluderà.

Info utili per la visita al Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna

Il Museo del Bottone si trova in Via della Costa 11, nel centro storico di Santarcangelo di Romagna ed è aperto:
in inverno tutti i giorni 10-12 / 15-18,
in estate tutti i giorni 10-12 / 15,30-18,30 / 20-23.

L’ingresso è ad offerta libera con visita guidata.

Per saperne di più vi invito a consultare il sito web del Museo.

Che ne dite, siete pronti ad entrare in questa macchina del tempo?

Un particolare ringraziamento va alla volontaria del Museo del Bottone e ad Alessandro della Pro Loco di Santarcangelo per l’approfondita visita guidata.

Di Simona

Simona, classe '87 e ancora sto cercando il mio posto nel mondo.
Ho lasciato un pezzettino di cuore negli Stati Uniti ma adoro viaggiare e meravigliarmi del mondo.
Viaggio low cost e sono sempre alla ricerca di luoghi curiosi e meno conosciuti.
Prima di partire programmo itinerari dettagliati, creo guide personalizzate e prendo appunti nei miei diari cartacei... E poi trasferisco tutto su questo blog: consigli ed emozioni per portarvi sempre in viaggio con me.

2 risposte su “Il Museo del Bottone a Santarcangelo di Romagna: un viaggio nel tempo con i bottoni parlanti”

Molto interessante! Chissà se tra i bottoni che abbiamo anche noi ce n’è qualcuno così speciale!!!

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