10 settembre

Day 2. O meglio, il primo risveglio in terra americana. Il primo giorno intero del nostro on the road.

Ci svegliamo prestissimo, complice il jet lag e l’euforia di esser finalmente in vacanza e la voglia di esplorare insieme la nostra tanto sospirata America. Sono le 7 e già siamo in macchina pronti per partire, destinazione: il museo del primo Mc Donald a San Bernardino,non lontano dal nostro motel. Sappiamo che non aprirà fino alle 10, ma decidiamo lo stesso di vederlo almeno da fuori data la vicinanza.

Percorriamo le nostre prime miglia delle circa 250 che ci separano da Las Vegas, in sella alla nostra macchinina nuova fiammante. Iniziamo a girare i primi video, a scattare foto senza senso in auto, selfie per immortalare la nostra emozione… Manca meno di un miglio alla  destinazione, il navigatore già ci avvisa che tra un paio di incroci dobbiamo svoltare a sinistra. Il semaforo in lontananza diventa giallo, non ce la facciamo ad attraversare la carreggiata con almeno 4 corsie per direzione. Ci fermiamo, come di dovere, ridendo e cantando finché ……BOOM!!!!!!  Che botto assurdo. Apro gli occhi terrorizzata, controllo che Dome stia bene, ci guardiamo: che cavolo è successo?

Ci accorgiamo di esser in mezzo all’incrocio, senza sapere come e perché. Ripartiamo velocemente anche se sconvolti, per cercare un punto dove accostare. Fortunatamente c’è un parcheggio di un’area commerciale, scendiamo e scopriamo che l’auto nella parte posteriore è completamente distrutta: bagagliaio aperto che perde pezzi, valige incastrate tra le lamiere, Jello comprate la sera prima che gocciolano da tutte le parti.

Il risultato del botto: la nostra Hunday Elantra ci saluta dopo un viaggio breve ma intenso

Panico totale. Solo io parlo inglese e sono totalmente fuori di testa. Un angelo di signora che aspetta l’autobus, fortunatamente si avvicina per farmi calmare e riesco a chiederle se può chiamare il 911. Siamo stati tamponati da un SUV di messicani che nel loro incomprensibile inglese-spagnolo, cercano di non farci chiamare la polizia per pagarci “cash”. Tempo 2 minuti, ma davvero 2 minuti di orologio, a sirene spiegate arrivano la polizia, i paramedici e i vigili del fuoco. Questa cosa mi  sconvolge ancora di più. Com’è possibile che sono già tutti qui, in nostro soccorso? Si potrebbe aprire un lungo discorso di polemica e confronto con il nostro sistema …ma siamo qui solo per raccontarvi le nostre mirabolanti avventure, perciò torniamo a noi. Sull’ambulanza. Dome sdraiato nel lettino per farsi misurare la pressione, io seduta accanto a lui, che cerco di rispondere alla domande dei paramedici. Abbiamo preso una bella botta, ma apparentemente stiamo bene, niente di rotto. Un bernoccolo in testa, schiena dolorante, tanta paura e i postumi che si faranno sentire ancor di più fra qualche giorno. I paramedici dicono che non hanno motivo di portarci in ospedale, volendo ci possono accompagnare, ma dobbiamo prima contattare la nostra assicurazione italiana (che aimè non ci ha assistiti come avrebbe dovuto). In America la sanità e’ privata e senza un’assicurazione si rischia di dover pagare somme altissime anche per semplici raggi. Così rinunciamo e scendiamo  dall’ambulanza perché  è arrivato  il turno dei poliziotti. Solite domande di routine, controllo patente (patente italiana accettata senza problemi, senza richiesta della internazionale) raccolta dati e per fortuna il gentilissimo agente ci fa anche il favore di contattare la compagnia di autonoleggio. Ci spiega dove dobbiamo recarci per il cambio auto e alla McGyver ci aiuta a legare il bagagliaio con una corda di fortuna che tira fuori dalla volante.

“Ah… e se andate a Las Vegas stasera, divertitevi! Non pensateci troppo e beveteci su…” così ci saluta quel mito. Lo shock ormai mi ha tolto ogni freno inibitore perciò prontamente rispondo: “ perfetto allora abbiamo il suo benestare! Se ci fermano che siamo ubriachi diciamo che lei ci ha dato il permesso” mostrandogli il foglietto con su scritto i suoi dati per la pratica del verbale con l’autonoleggio. Sdrammatizziamo che è meglio!!!

Con quella risata ci salutiamo smorzando la tensione e rilassandoci. Siamo vivi, e già non e’ poco. Dobbiamo tornare indietro di 30 miglia fino all’aeroporto di Ontario, per cambiare auto e poi ci aspettano “solo” quei quasi 450 km per raggiungere Las Vegas.

Volete sapere però quale è l’assurdità della vicenda? Non appena diciamo al poliziotto che ci stavamo dirigendo verso il museo del Mc Donald’s, lui sgrana gli occhi, accenna un sorriso e alzando il volume della radio di servizio ci dice che siamo stati doppiamente fortunati. In quel momento proprio lì davanti si aggira un matto armato che sta creando paura e scompiglio tra i passanti. Beh anche se in maniera un po’ rocambolesca e violenta, qualcuno ci ha voluto proteggere!

Da questo momento l’ansia di stare in macchina in mezzo al traffico e ai semafori, non ci lascerà più, ma di certo non ci rovinerà la vacanza.

Arriviamo al desk della Alamo, le commesse sembrano più divertite che altro, abbiamo l’assicurazione e soprattutto non è colpa nostra quindi no problems. Impieghiamo più tempo del dovuto perché l’impiegata ci spiega passo per passo cosa dobbiamo fare con verbale, polizia e assicurazione, ma alla fine otteniamo una nuova Nissan Sentra bianca pronta per accompagnarci per le prossime 4000 miglia. Preferivamo la rossa, perché aveva più accessori, ma la scelta in questo parco macchine è ridotta a due sole Midsize e poi il rosso mi sa che non è il nostro colore fortunato..

La nostra nuova carrozza

Sono già le 11, ci rimettiamo in marcia un misto tra scioccati ed euforici e piano piano insieme al rilassamento post paura, inizia a farsi sentire anche un certo languorino. Siamo a Barstow, passiamo vicino ad una di quelle aree piene di fast food e l’occhio ci cade su Carl’s. Non l’ho mai provato in passato e per Dome tutto è una novità, perciò senza esitare ci fermiamo qui . Carl’s è una classica catena di hamburger direi anche discretamente buoni ed economici.

Ora però voglio svelarvi un simpaticissimo segreto: il motivo che ha spinto Dome a fermarsi qui è che pensa che sia la catena di CARS, il cartone animato. Non ha letto bene il nome dell’insegna e da qui il malinteso. Potrei dirgli subito dell’equivoco, ma sentirlo parlare così gasato della “catena di Cars” mi diverte troppo. E poi conoscendolo, se scoprisse la verità, dalla delusione vorrebbe cambiar posto e io sono troppo affamata per rimettermi in marcia a stomaco vuoto. Quindi solo per ora, benvenuti da CARS!

Adesso non rimane altro che entrare, scegliere il panino giusto dal menu e aspettare che lo portino al tavolo. Nulla di più semplice vero? In un mondo perfetto sì, ma qui siamo in un mondo dove c’è Dome che vuole solo carne e formaggio senza nessun’altra aggiunta ;e ha anche la pretesa di voler ordinare da solo con il suo livello di inglese inesistente. Io dal canto mio so già cosa voglio e ordino velocemente. Lui, beh… dopo qualche tentativo capisce che forse è ancora troppo presto per sfoderare le sue doti di comunicatore e complice anche la fame desiste chiedendo sconsolato il mio aiuto.

Sceglie così un panino con carne, american cheese e un uovo strapazzato con le immancabili patatine fritte, mentre io mi limito a 5 chicken tenders deliziose. Il tutto a soli 15 $: un affarone . Carichissimo ed entusiasta del pranzo, comincia ad assaporare la vera essenza dell’on the road. Io mi sento semplicemente di nuovo a casa.

Siamo molto in ritardo rispetto alla tabella di marcia, dobbiamo saltare le tappe al Bottle Tree Ranch e a Calico Ghost Town, che nei miei millemila viaggi da queste parti ancora non ho visto. Ma la voglia di raggiungere Las Vegas e di toglierci per oggi il pensiero della guida e’ troppo forte . Ripartiamo con l’intento di non fare altre soste. Dome sperimenta il cruise control e osserva curioso il paesaggio semi desertico intorno a lui, con gli occhi pieni di stupore. Dopo più di un’ora scopre il confine con il Nevada e ritrova finalmente un po’ di civiltà. L’outlet di Primm e i casinò ci tentano, ma ormai vogliamo solo arrivare a  Vegas e proseguiamo.


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