Nel cuore di Jesi, in un vicolo nascosto vicino al Corso Giacomo Matteotti, si nasconde un palazzo immenso, elegante e sorprendentemente poco conosciuto. Un luogo che, da antica residenza nobiliare, è diventato oggi un vero scrigno d’arte capace di raccontare secoli di storia attraverso tre anime diverse.
Si tratta di Palazzo Pianetti, che al suo interno accoglie tre musei distinti, distribuiti uno per piano, in un percorso che è quasi un viaggio nel tempo. Al piano terra, nelle antiche scuderie, si trova il Museo civico archeologico di Jesi e del territorio. Salendo al primo piano si entra nella Pinacoteca civica, custode di opere religiose tra il XV e il XIX secolo esposte tra soffitti affrescati e una straordinaria Galleria Rococò. All’ultimo piano, nell’elegante appartamento ottocentesco che un tempo ospitava i marchesi proprietari, la Galleria di Arte Contemporanea crea un dialogo affascinante tra passato e presente.
Storia di Palazzo Pianetti


Il progetto di Palazzo Pianetti fu ideato dal Marchese Cardolo Maria Pianetti, già architetto di Carlo VI d’Asburgo, che desiderava costruire un nuovo palazzo di famiglia ispirato allo stile austriaco. La costruzione iniziò intorno alla metà del ‘700 grazie al contributo di numerosi pittori e architetti ed assunse l’aspetto attuale circa un secolo dopo.
Il piano terra, affacciato sullo splendido giardino all’italiana, ospitava locali di servizio e scuderie; il primo piano, o Piano Nobile, era quello di rappresentanza; al secondo piano c’erano gli appartamenti privati della famiglia, mentre il mezzanino era destinato alla servitù.
A metà Ottocento, in occasione del matrimonio tra il Marchese Vincenzo Pianetti e la Contessa fiorentina Virginia Azzolino, furono realizzati importanti lavori di restauro, tra cui la creazione dello scalone d’onore decorato a trompe-l’œil, progettato dall’architetto Angelo Angelucci da Todi.
Nel 1901 il palazzo passò definitivamente alla famiglia Tesei. Oggi parte dell’edificio è di proprietà privata, mentre un’altra parte è gestita dal comune e ospita i vari musei.
Cosa vedere all’interno di Palazzo Pianetti
Il Museo Archeologico di Jesi
Il Museo archeologico di Jesi accoglie una vasta collezione di reperti archeologici rinvenuti a Jesi e nei territori limitrofi. Sono esposti secondo un ordine cronologico diviso tra Preistoria, Protostoria e Età Romana. Tra i reperti più importanti spiccano quelli di epoca picena ritrovati a Monteroberto e Castelbellino, le fornaci di epoca romana di Campo Boario e le statue di età giulio-claudia rivenute a Jesi.
Il Primo piano di Palazzo Pianetti
Il Piano Nobile è senza dubbio il luogo più ricco di dettagli affascinanti dell’intero palazzo. Non appena varcato l’arco dell’androne d’ingresso ti ritroverai in un mondo incantato che sembra uscito da una fiaba: la Galleria degli Stucchi.
La Galleria degli Stucchi


La Galleria degli Stucchi è un tripudio di decori dai colori pastello e rappresenta uno dei più preziosi esempi di Rococò in Italia. Con i suoi 76 metri di lunghezza è la galleria settecentesca più lunga d’Italia dopo quella di Diana della Reggia di Venaria Reale a Torino.
Potresti passare ore con il naso all’insù per individuare tutti i simboli che racchiude questo capolavoro e che raccontato il rapporto tra l’Uomo e il tempo e lo spazio.
Osservando con attenzione potrai riconoscere il tempo che scorre, i mesi, i segni zodiacali, le quattro stagioni, i quattro elementi naturali, i quattro continenti allora conosciuti, le arti liberali, le virtù cardinali, scene marine e le allegorie del giorno e della notte.
E’ impossibile non rimanere abbagliati da cotanta bellezza e dal trionfo dello stile Rococò, al quale lavorarono vari pittori e stuccatori dal 1767 al 1179 circa.
Le Storie di Enea nei soffitti di Palazzo Pianetti

Dopo aver completato la Galleria degli Stucchi, fu necessario creare una certa continuità di stile nelle decorazioni delle stanze adiacenti, in un periodo in cui il Rococò stava lasciando spazio alle nuove tendenze Neoclassiche, più sobrie e ordinate.
Per trovare l’equilibrio perfetto, le figure degli affreschi divennero più composte e meno emotive secondo l’estetica neoclassica, ma senza rinunciare ai dettagli giocosi e decorativi tipici del Rococò: festoni, puttini e motivi ornamentali. Il risultato sono i grandiosi dipinti a tempera che raccontano la storia di Enea, realizzati tra il 1781 e il 1786 da Carlo Paolucci di Urbino e Placido Lazzarini di Pesaro, ispirati alle incisioni di un manoscritto dell’Eneide conservato alla Biblioteca Vaticana.
Occupano ben sei sale adiacenti alla Galleria in cui ti sembrerà di entrare in un racconto antico che prende vita intorno a te. Ma in non troverai solo i soffitti ad incantarti: queste stanze sono state infatti trasformate nella Pinacoteca civica di Jesi e anche le opere alle pareti ti travolgeranno per la loro bellezza, i colori accesi e la quantità di dettagli.
La Pinacoteca e la collezione di ceramiche




Il nucleo originario della Pinacoteca di Jesi è composto da numerose opere a tema religioso realizzate tra il XV e il XIX secolo e provenienti dalle chiese del territorio. Nel corso dei secoli si è arricchito con altri dipinti grazie a lasciti e donazioni. Di notevole importanza è la collezione dei capolavori di Lorenzo Lotto risalenti al periodo che va dal 1512 al 1535, tra i quali spiccano:
- la Deposizione,
- la Pala di San Francesco al Monte,
- l’Annunciazione,
- la Madonna delle Rose,
- la Pala di Santa Lucia davanti al giudice
- e la Visitazione.
Molto importante è anche una collezione di circa 200 vasi settecenteschi in ceramica maiolicata ritrovati nell’antica farmacia dell’ospedale di Jesi.
Il secondo Piano
L’appartamento privato della Famiglia Pianetti
Dopo aver visitato il primo piano credevo di aver esaurito tutte le scorte di wow possibili… e invece anche il secondo piano mi ha lasciata senza parole. Qui, nelle antiche stanze che un tempo ospitavano i vari membri della famiglia Pianetti, si respira ancora l’intimità e lo sfarzo della vita aristocratica ottocentesca, grazie ai restauri realizzati per il matrimonio tra il Marchese Vincenzo Pianetti e la Contessa fiorentina Virginia Azzolino nel 1859.
Lungo corridoi e sale di varie dimensioni si snodano ambienti unici dove un trionfo di colori e dettagli si sposa perfettamente con le opere di arte contemporanea lì esposte.

Il boudoir, o “Cafè Haus”, con le sue pareti in un rosso pompeiano intenso, è uno degli ambienti più suggestivi del piano. Era il salottino riservato agli ospiti più intimi e sul rosone del soffitto spicca l’allegoria della notte con varie figure femminili.
Qui non dimenticare di fermarti esattamente al centro della stanza, dove sul pavimento è segnata una piccola X: prova a parlare e scoprirai un curioso effetto acustico.
Poi attraversa la porta con il maniglione antipanico che conduce alla terrazza panoramica. Da lassù lo sguardo si apre sull’intera struttura del palazzo, permettendoti di coglierne davvero le dimensioni, sul raffinato giardino all’italiana ai suoi piedi e sui tetti di Jesi che si perdono all’orizzonte.


Anche la camera dei novelli sposi è un trionfo di dettagli: grottesche, grifoni e mascheroni decorano le pareti e il soffitto, lasciando senza fiato. Lo spazio per il letto matrimoniale è incorniciato da quattro eleganti colonne, mentre in una lunetta di fronte è raffigurato lo stemma che unisce le due famiglie: l’aquila bicipite e il leone dei Pianetti, insieme alle sei stelle degli Azzolino. Piccoli putti dipinti rappresentano il tema del sonno mentre altre figure si ricollegano all’educazione sentimentale diventando simboli sessuali espliciti con Venere e Cupido.
Nella sala da pranzo, riconoscibile per la sagoma del caminetto, risaltano i medaglioni con i ritratti dei quattro geni dell’arte italiana, Leonardo, Raffaello, Tiziano e Michelangelo e dei padri della letteratura italiana, Dante, Petrarca, Virgilio e Boccaccio.
Percorrendo questo piano a ritroso per uscire (così come il primo piano) continuavo a scoprire nuovi dettagli e a desiderare di vederne ancora. La bellezza di questo palazzo sembra non finire mai. E’ davvero uno di quei luoghi dove la meraviglia si rinnova ad ogni passo e ti lascia con la voglia di tornare per scoprire anche l’angolo più nascosto.
La Galleria di Arte Contemporanea
La Collezione di Arte contemporanea è composta da opere realizzate dalla seconda metà del 1800 fino ad oggi. Il nucleo principale è arrivato nel palazzo dopo che l’artista jesino Orfeo Tamburi istituì nel 1975, il “premio città di Jesi – Rosa Papa Tamburi”. Altre opere sono state realizzate da Michelangelo Pistoletto, Luigi Ontani, Corrado Corradi e Betto Tesei.

Info utili per la Visita di Palazzo Pianetti
I Musei Civici di Palazzo Pianetti si trovano in Via XV Settembre, 10 a Jesi in provincia di Ancona. Nelle vicinanze e lungo Via della Vittoria troverai numerosi parcheggi pubblici a pagamento.
Dal 1 settembre al 30 giugno è aperto dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00, con chiusura il lunedì. Dal 1 luglio al 31 agosto, i musei sono aperti anche il lunedì dalle 10:00 alle 13:00 e dal martedì alla domenica fanno orario continuato dalle 10:00 alle 19:00.
Ogni museo ha un biglietto separato:
- Visita di un museo: € 5 intero, € 3 ridotto,
- Visita di due musei: € 6/ € 5
- Visita di tre musei: € 8 / € 6
Se hai intenzione di vistare altri musei della città di Jesi, richiedi il biglietto unico che ne comprende ben 9 al costo di 15 €, oppure la Jesi Cultura Card a 30 €.
- Musei Civici di Palazzo Pianetti,
- Museo delle Arti della Stampa,
- Casa Museo Colocci Vespucci,
- Sale Fondi Antichi di Palazzo della Signoria,
- Museo Federico II Stupor Mundi,
- Museo Diocesano,
- Sale Museali di Palazzo Bisaccioni,
- Sale Pergolesiane e Spontiniane del Teatro “G. B. Pergolesi”,
- Centro di Interpretazione del Paesaggio e percorso IME experience.
Accanto alla biglietteria, alcune sale sono adibite a mostre temporanee incluse in qualsiasi biglietto.
Un tablet audioguida gratuito ti guiderà alla scoperta di maggiori dettagli su ogni sala ma, se incontri i volontari del museo, chiedi se c’è la possibilità di partecipare ad una visita guidata: è un notevole valore aggiunto.
La durata della visita è soggettiva ma se come me ami perderti tra gli infiniti dettagli, calcola almeno un’ora sia per il primo che per il secondo piano.
Se hai apprezzato questo articolo ti invito a seguirmi su Facebook e su Instagram dove condivido tutti i nuovi reel, post e articoli sulle mete che ho visitato nel mondo. Un semplice like o commento non ti costa nulla ma per me ha un grande valore. Se poi vuoi supportare il mio lavoro offrendomi un caffè, sarò ancora più felice.
