9 Settembre

Al diavolo le ore di volo, al diavolo il disguido con le valige e il cibo dell’aeroporto che proprio non mi piace. Finalmente ci siamo, sto per fare il mio primo ingresso in suolo americano. Dio quante volte l’ho sognato, voluto, sfiorato. Stento quasi a crederci per un momento. No, non sto più sognando. Ce l’ho fatta, sono in California!!! Non posso perdere questo momento, devo documentare il mio debutto negli Usa. Simo è già pronta fuori dalla porta scorrevole, con la videocamera accesa. Ancora qualche passo e… Siiiiiiii ce l’ho fatta!!!

Landing at LAX airport. Los Angeles vista dall’aereo.

Tutto sembra fiabesco, tutto più bello. Il ragazzo del bus navetta che deve accompagnarci all’autonoleggio, ci accoglie con un gran sorriso, aiutandoci a caricare le valige. Con noi ci sono altre persone: chissà chi fra loro è in vacanza e chi come me sta vivendo la sua prima volta.. beh.. questo ora non è importante. Quello che conta è che con loro adesso, ci sono anche io.

Nel tragitto cerco di trattenere l’emozione ma con pessimi risultati: Simo mi guarda e ride come per farmi capire che sa già tutto. D’altronde anche se ormai è una veterana dei viaggi negli States, ogni volta è sempre favolosa ed entusiasmante, anche per lei. Non appena scesi ha finalmente potuto pronunciare la sua frase di rito “Eccomi di nuovo a casa”. Adoro questa cosa.
Arrivati al noleggio della Alamo, sbrighiamo velocemente le pratiche per il ritiro e ci indirizzano al parco macchine. La scelta ricade subito su una fiammante auto rossa. Una Hundai Elantra. Non è certo una Ferrari ma tant’è. Per noi è decisamente meglio di una Ferrari, è la nostra carrozza.

La nostra carrozza rossa!


Emozionato salgo e metto in moto. Una delle tante raccomandazioni di Simo nei giorni scorsi, riguardava proprio il dover guidare con estrema attenzione in queste strade sconfinate e piene zeppe di altre auto. Sono un po’ titubante e non so bene se sarò in grado di portare a termine perfettamente il mio compito. Sì, perchè Simo è stata molto chiara in merito alla questione: potrò chiederle tutto, tranne che guidare. Questo proprio non lo può fare. Allora eccomi qui, pronto a dare gas. Devo dire che il cambio automatico aiuta decisamente la guida, soprattutto per fermate e
ripartenze veloci.
Dobbiamo arrivare a Colton, vicino a San Bernardino, ci aspettano subito le nostre prime 70 miglia insieme. Domani saremo già a Las Vegas e cerchiamo di smezzare la tappa di oltre 4 ore che ci separa dalla Sin City.

Per la prima ora e mezzo di guida non ho problemi, arriviamo così euforici vicino al motel, ma prima,ci aspetta una tappa obbligatoria: Walmart. Me lo diceva continuamente Simo prima di partire: “non vedo l’ora di portarti a fare spesa da Walmart”. E aveva ragione: entri e ti sembra tutto così familiare. Forse perché è arredato proprio come si vede nei film, o forse perché Simo me ne
ha parlato così tante volte e così minuziosamente, che la sensazione è quella di un luogo amico, conosciuto, familiare appunto. Non so se il fatto di essere a Los Angeles c’entri qualcosa ma sembra di essere catapultato in un set di un film in cui magari giri l’angolo e vai a sbattere contro il carrello di Brad Pitt o Robert de Niro e proprio questa idea rende tutto ancora più surreale e magico.

Facciamo il nostro rifornimento di scorte alimentari e Simo mi presenta quella che per entrambi diverrà la bevanda preferita: la lemonade. Tutto pronto, spesa fatta, risaliamo in macchina e via.
Questa volta la nostra tappa è davvero il motel. Qui, ad accoglierci una signora minuta, indiana, molto gentile. Appena si accorge che siamo italiani ci fa un ancor più grande sorriso perché adora il nostro paese e la figlia sogna da sempre di venire in vacanza a Firenze. Ancora qualche convenevole di rito ed eccole: le nostre chiavi. Apriamo con un po’ di apprensione visti i commenti
non troppo lusinghieri di chi ci ha preceduto, ma… caspita è veramente molto carino. Certo non è una suite imperiale ma poco importa. E’ accogliente e pulita e questo ci basta.

Un po’ stanchi ma entusiasti, usciamo subito per la nostra prima cena americana. Scegliamo Denny’s lì vicino. Mando Simo in avanscoperta perché devo confessarvi un segreto: amo da matti l’America ma ho qualche piccola difficoltà con la lingua. Diciamo pure che sono un vero ignorante in materia, ma per fortuna ho la mia ancora di salvezza, che si districa con estrema naturalezza tra una richiesta di un tavolo e l’ordinazione del menù. Questo è di gran conforto. D’altronde siamo una squadra, e che squadra!!! Tutto è perfetto: io mi occupo della guida e di farci arrivare a destinazione sani e salvi, mentre Simo farà da interprete per evitare che muoia di fame o non riesca a trovare il bagno.
Comunque il mio obiettivo principale è quello di tornare avendo migliorato di brutto il mio slang. E state sicuri che ci riuscirò. Certo, direte voi, migliorare lo zero è facile. Vero, ma l’importante è migliorare.

Adesso però è arrivata la cena e l’unico nostro pensiero si focalizza su come riusciremo a mangiare i nostri due hamburger giganti. Il mio è il classico Cheese Burger, Simo invece prende
un colassale Slamburger, che ha in più anche bacon, un uovo strapazzato e Hash browns (una specie di torta di patate)

Sarà l’eccitazione o l’energia che devo recuperare ma il cibo questa sera
sembra favoloso, soprattutto la mia freschissima Lemonade.
Sapete una cosa interessante? Quando si ordinano i soft drinks, nella maggior parte dei locali, c’è il free refill, ovvero si paga una sola bevanda, ma non appena vedono che il bicchiere è mezzo vuoto, te ne portano uno nuovo, gratis! Sono proprio forti questi americani. Già mi piacciono.
Finita anche la prima cena non resta che pagare e rientrare. E poco importa se tra eccitazione e jet lag stanotte si dormirà poco. La cosa importante è una sola: siamo in AMERICA!!!!
Notte e… alla prossima!

Unisciti alla discussione

1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *